Storie – L’ortolano che impiegava quasi due ore per andare a scuola

Le storie che più mi piacciono sono quelle senza storia. Che non ti fanno esclamare, emozionare, ma riflettere come un apologo. E che di solito si rinvengono non nelle città o nei paesi, ma nei rioni, ad esempio. Come Gavinana. Il mio rione. Quello raccontato in un bel libro di Giovanni Morandi, E il fiume diventò nero, Bompiani.

Tipo la storia capitata stamani. Vado dal mio ortolano, uno dei tanti, e ordino: un chilo di mele deliziose sfarinate. Lui: sfarinate o dure? Io: sfarinate. Compro, pago, poi faccio per andarmene e lui mi dice: aspetti. Prende un foglio, disegna un punto: ecco, questa era la mia casa da ragazzo. Da qui – e fa un tratto di penna – scendevo per un crinale di collina, attraversavo un ponte e risalivo per il bosco fino alla chiesa dove il prete ci faceva scuola.

Ci mettevo ogni mattina 45 minuti circa. Lo stesso tempo la sera, ma nel buio del bosco mi inoltravo alla luce di una pila. Mi portavo con me il mangiare. Così tutti i giorni.

La scuola era quella di Barbiana e il mio ortolano è stato un allievo di don Milani.