Subito gli “Stati generali della cultura” per la ripartenza di Lucca

Subito un piano B perché la città – in particolare il suo cuore pulsante, il centro storico – possano ripartire in uno scenario che sarà completamente cambiato all’uscita dall’emergenza per il Covid-19. Un contributo affatto da snobbare, come è accaduto finora, può arrivare dalla convocazione degli “Stati generali della cultura” da anni invano proposti dall’associazione “Custodi della città”, che sostanzialmente punta sul recupero e la valorizzazione delle vere risorse di Lucca in campo musicale, artistico, culturale, archeologico, storico, paesaggistico, agricolo, urbanistico e anche artigianale e industriale. Un’ampia consultazione non rituale e autocelebrativa, aperta a competenze ed esperienze, anche dall’esterno degli angusti confini intellettuali della città murata, può mettere sul piatto concrete idee alternative, aggiuntive e integrative per la ripartenza di Lucca in tutti i campi. Per molti, troppi anni i destini della città sono stati demandati essenzialmente a due grandi eventi in grado di attirare stuoli di visitatori, Comics e Summer Festival, e ad un modello di turismo in gran parte mordi e fuggi che ha tra l’altro completamente cambiato il volto del centro storico, diventato essenzialmente una mensa a cielo aperto. E’ fuori discussione che i due grandi eventi abbiano portato fama, lavoro e benessere, ma ci si è troppo cullati sul loro effetto, lasciando briciole di impegno per i più autentici tesori di Lucca. Continua ad apparire un paradosso il tutto sommato modesto apporto che arriva dal poter disporre di una figura come Puccini, le cui opere sono ancora oggi le più suonate al mondo, o di altri grandi musicisti come Boccherini, Catalani e Geminiani. Stupisce il flusso minimo attratto da oltre cinquecento ville storiche, costruite in sette-otto secoli diversi, tutto intorno alle Mura. Non trova spiegazione la mancanza di un coordinamento e di una adeguata promozione dell’immagine di Lucca come città del verde con il suo parco urbano delle Mura e degli spalti, i parchi fluviali del Serchio e dell’Ozzeri, il parco dell’Acquedotto del Nottolini, i giardini delle camelie della Piana, le azalee delle colline, le rarità dell’Orto Botanico, le fortificazioni e le bellezze delle frazioni delle Sei Miglia.

Né conforta la quasi infastidita attenzione alle proposte per la riscoperta e riqualificazione dello storico condotto pubblico che dal Serchio, nella zona di Ponte a Moriano, arriva fino alla città per sfociare nell’Ozzeri, dopo aver dato vita fino al Novecento a tante attività industriali oggi in abbandono. Come il centinaio di stabilimenti dismessi a due passi dal centro, cadenti perché non più utilizzabili nemmeno come centri residenziali-commerciali, tanto è saturo il mercato.

I Custodi propongono quindi di mettere a sistema tutto questo ben di Dio, partendo dal Museo della città che prima o poi dovrà prendere vita nel Palazzo Guinigi e dalla settantina di piccoli centri culturali semisconosciuti, ma radicati proprio nel centro storico. Ma l’associazione spinge anche per una complessiva riflessione su quello che sarà Lucca nei prossimi venti anni, partendo da un recupero dei suoi grandi contenitori (mercati del Carmine e di Pulia, ex Manifattura Tabacchi, Campo di Marte, Maggiano, Arliano, caserme Lorenzini e Bacchettoni, Cavallerizza e via dicendo) il cui utilizzo non può escludere soprattutto finalità pubbliche. Certo, nessuno vieta di sperare che, nonostante il Covid-19, presto tutto torni come prima, che non saltino Comics e Summer, che i turisti continuino ad assieparsi ai tavolini dei tantissimi fast-food che coprono gran parte delle aree pubbliche al loro esterno.

Si può coltivare il sogno che il giro di affari a cui Lucca era abituata da Pasqua all’autunno resti immutato, che alberghi, bed and breakfast, negozi e ristoranti non risentano del calo di afflusso temuto. Si può auspicare che un centro storico abitato da meno di 9.000 persone, per due terzi molto anziane, senza più uffici pubblici, studi professionali e altri servizi e poli di attrazione possa essere sufficiente a tenere in vita le attività, anche in assenza o con un grande calo del turismo.

Pure in questo caso, resta però doveroso lavorare subito al piano B, con l’obiettivo di avere un’offerta diversificata e originale, autentica che valorizzi una città unica. Avanti allora con gli “Stati generali della cultura”.