Tagliano i Frecciabianca, il sindaco va in stazione e protesta con il tricolore e un trenino

Gli unici due Frecciabianca saranno cancellati l’11 dicembre 2016. Cecina, Rosignano e l’intera Val di Cecina, per una popolazione che sfiora i centomila abitanti, resteranno senza collegamenti veloci con la Capitale. La stazione di Cecina, già declassata, sarà ulteriormente depotenziata e i tempi di percorrenza da e per Roma ne usciranno dilatati. E non c’entra, stavolta, l’ulteriore depotenziamento della dorsale tirrenica a vantaggio della linea ad alta velocità che corre sull’asse centrale del Paese. C’entra invece una scelta strategica, o meglio politica, di Trenitalia: razionalizzare il servizio, ridurre i costi, mantenere il minimo indispensabile su una linea – la Torino-Genova-Roma – che da primaria è diventata secondaria. La stazione Termini potrà essere raggiunta solo con i cosiddetti treni regionali veloci (che poi, da Capalbio a Roma meriterebbero almeno di cambiar nome, visto che fermano in ogni stazione) e tempi di percorrenza di circa tre ore e venti minuti. Pochi, rispetto a quando i “direttissimi” ci mettevano quattro ore per coprire la stessa tratta, ma tanti se si considera che con Italo o Frecciarossa si va da Roma a Milano in 2 ore e 59 minuti, male che vada in 3 ore 37 minuti.

Protesta grottesca

Dell’impoverimento di Cecina si avvantaggerà la stazione di Campiglia, considerata strategica per via del collegamento con Piombino e, indirettamente, con l’Isola d’Elba, che acquisirà ben sei Freccebianche in più (tre in ciascuna delle due direzioni) rispetto alle attuali quattro. Come scrive Giulio Salvadori sulla Nazione del 3 dicembre, l’ufficio stampa di Trenitalia spiega che “questa decisione rientra in un ampio progetto di riorganizzazione del servizio su una tratta di oltre 500 chilometri. Tra Livorno e Grosseto la fermata di Campiglia, non potendo far sostare i Frecciabianca in ogni stazione, è stata valutata come strategica per razionalizzare l’interscambio con i treni regionali e, conseguentemente, anche potenziata”. Amen.
Il sindaco di Cecina, Samuele Lippi, nei giorni di vigilia del referendum costituzionale, non ha potuto fare altro che esprimere il proprio disappunto in una lettera inviata alla Regione e a Trenitalia. Poi, ricordandosi che siamo nella società dell’immagine, si è fatto immortalare in uno scatto alla stazione di Cecina – come riportato dal Tirreno – con la fascia tricolore e un modellino in scala del Frecciabianca, reggendolo per le estremità assieme al presidente del consiglio comunale, Luigi Valori.

trenino

Benché le ragioni della protesta siano giuste e condivisibili (l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli ha assicurato il suo intervento presso Trenitalia), è lecito pensare che la comparsata non offra margini supplementari di successo, risicati in partenza. Ma, a scanso di equivoci, un sincero in bocca al lupo: la perdita dei due Frecciabianca è un impoverimento per tutti e i tempi di percorrenza maggiorati costituiscono un passo indietro di vent’anni.

Cecina emarginata

Questione-treni a parte, va detto però che Cecina ha perso lo smalto di una volta. Prima stava al centro di un territorio vasto, governato da intese politiche tendenti alla coesione. La crisi ha spazzato via il concetto di decentramento virtuoso e di provincia felix, fatta di servizi di buon livello e di alto tenore di vita. E ha pure ridimensionato la propensione alla via di mezzo che, in una provincia lunga e stretta come quella di Livorno, per quarant’anni si è tradotta in pratiche apprezzabili. La tendenza a polarizzare i servizi a sud e a nord è ormai evidente e investe l’organizzazione ospedaliera, gli uffici di Equitalia (anche quando avrà cambiato nome), il flusso di denari pubblici. Colpa della politica degli ultimi anni, incapace di alimentare scambi virtuosi tra i quattro comuni costieri della fascia centrale del Livornese (Rosignano, Cecina, Bibbona e Castagneto) e di guardare verso l’entroterra, verso Volterra, così da costituire un insieme coeso con maggior forza sui tavoli istituzionali e su quelli politici. Trenitalia non ha sentito neppure il bisogno di avvertire preventivamente il sindaco di Cecina, che ha letto sui giornali del taglio dei Frecciabianca, a diretta dimostrazione dello scarso peso politico e istituzionale degli ultimi anni.
Ma è certo che per una valutazione obiettiva dell’ulteriore taglio alle corse dei treni, non va taciuto lo scarso peso in termini di utenza che Cecina offre ai due Frecciabianca: finora non erano molte le persone che salivano e scendevano a Cecina. E’ fuor di dubbio che la politica tariffaria sia stata escludente e viaggiare da Roma a Cecina con i treni veloci costa circa il doppio di quelli normali, con guadagni di tempo che non giustificano la differenza di prezzo. Ma va anche detto che la stazione di Cecina non ha le carte in regola per rappresentare un polo attrattivo per i viaggiatori verso Roma e Genova. Mancano i parcheggi e, quelli che ci sono, sono a pagamento; quelli in cui non si paga la sosta, hanno il fondo malmesso, se piove si trasformano in pantani e – almeno in un caso – di notte sono isolati e mal frequentati.

Rapporti difficili tra i sindaci

E dunque, benché sia apprezzabile l’indignazione del sindaco Lippi (meno la scenetta sui binari con il trenino e la fascia tricolore), è opportuno porsi alcune domande. La prima: esiste un antidoto che impedisca la progressiva tendenza bipolare dell’ex provincia di Livorno, con la parte intermedia schiacciata tra un nord e un sud alla ricerca di un’identità precisa e per questo supportati da mano pubblica? La seconda: per quale motivo Cecina si trova confinata in un isolamento fino a oggi sconosciuto? Se i rapporti tra sindaci non sono buoni, come pare non lo siano, ciò va contro l’interesse collettivo. Risolvano i loro problemi. Un conto è la protesta del sindaco di Cecina, altro sarebbe la protesta comune dei sindaci di un territorio che conta centomila abitanti. La terza: affinché la stazione di Cecina sia un polo di attrazione e, quindi, con maggiori volumi di viaggiatori, servirebbe un riassetto globale dell’area ferroviaria, congelato da almeno vent’anni. Di fronte all’assenza di politiche per migliorare la fruibilità di un servizio e attirare viaggiatori in partenza da Cecina, è riduttivo inscenare gag da Striscia la notizia.
Naturalmente le lettere di protesta e le foto-parlanti sono utili. Solo che per evitare l’espoliazione dei servizi, in tal caso la cancellazione dei treni più veloci, serve di più. Un di più che, al momento, non c’è.