Tambellini-Bertinelli, vite parallele

Verrebbe da scomodare Plutarco  e le sue “Vite parallele” con le biografie di uomini celebri, scritte sulla fine del I secolo dopo Cristo, pensando alle vicende e al destino comune dei sindaci di Lucca e Pistoia, Alessandro Tambellini e Samuele Bertinelli. I due, che da sempre hanno buoni e stretti rapporti e visioni simili sulle problematiche del territorio, sono stati da tempo messi sulla graticola più da parte del loro partito, il Pd, che non da parte della collettività che amministrano.

Sia chiaro: non mancano critiche ai due sindaci anche da  categorie e vari settori della società civile, ma a non volerli più come sindaci sono soprattutto  i “compagni” dell’ala renziana del Pd, componente fondamentale a Lucca e Pistoia. E’ da questa area del partito che si mira ad imporre le primarie per la candidatura alle elezioni amministrative della primavera del 2017, chiamando in causa le regole statutarie, che però sono state disinvoltamente superate in altri capoluoghi.

Sta di fatto che ai renziani Tambellini e Bertinelli proprio non piacciono. Li accusano di essere troppo autoreferenziali, poco portati al confronto con il partito, in difficoltà nei rapporti con la popolazione, arroccati in un bunker protetto dal cerchio magico dei nominati, tutti vicini ai due sindaci. Secondo i renziani, che però non entrano (almeno per il momento) nel merito di quanto Tambellini e Bertinelli avrebbero sbagliato nell’azione amministrativa, il giudizio negativo sull’operato dei sindaci uscenti si estende anche a larghi strati degli elettori. Non danno perlaltro  grande peso, i vertici del Pd, a sondaggi che indicano invece un buon gradimento ottenuto dai primi cittadini uscenti, che dovrebbero essere quindi sottoposti alla verifica delle primarie, prima di riottenere la candidatura.

A tornare in soccorso di Tambellini e Bertinelli è però il presidente della Regione, Enrico Rossi, pronto a contendere a Renzi la segreteria. Per il governatore, come ha ribadito in un intervento su “Il Tirreno”, i due sindaci hanno lavorato bene meritano la conferma, senza dover passare dall’imprimatur delle primarie.

Alle quali, tra l’altro, difficilmente i primi cittadini uscenti si sottometterebbero, pronti a presentarsi a quel punto con una propria lista autonoma. A sciogliere il braccio di ferro, che va avanti da un anno, dovrebbe essere l’esito del referendum: nel caso vincesse il Sì, la pretesa delle primarie da parte dei renziani diventerebbe ineludibile; se passasse invece il no, sarebbe assai più probabile la conferma della candidatura dei due sindaci. A quel punto si porrebbe però un altro problema serio: Tambellini e Bertinelli accetterebbero, in cambio dell’accantonamento delle primarie, di accogliere le richieste dei renziani e di tutte le altre componenti del Pd e della eventuale coalizione nella scelta dei programmi e, ancora di più, delle poltrone da assegnare in consiglio comunale, in giunta e nelle tante aziende comunali o partecipate?

Chi conosce bene Tambellini e Bertinelli ha dei dubbi. Difficile pensare che tollerino di essere considerati in qualche modo sindaci sotto tutela. Ma a volte le ragioni della politica riescono a far superare convinzioni e caratteri. Non ci vorrà comunque molto per conoscere le mosse e il destino di queste due “Vite parallele”.