Tirreno, Telegrafo, Gedi e Monrif

Quotidiani locali ridotti a una sfilza di numeri su un foglio Excel della FCA.
Dicono che in una riunione dei vertici, il Tirreno sia stato definito “Un elefante impazzito”. Secondo alcuni sarebbe meglio venderlo ma così com’é non ha mercato. Meglio cominciare una cura dimagrante.
Lo stamperanno nella tipografia di Monrif, il concorrente storico che edita Nazione e Telegrafo. Gedi vuol chiudere le redazioni di Empoli e Prato. Si appresta a pagare regolare fattura alla Poligrafici dopo aver soppresso il proprio centro stampa di Livorno. Fossi un collega del Telegrafo drizzerei le antenne.
I piccoli giornali di Emilia e Veneto rientrano abbastanza bene nei parametri del super gruppo editoriale nato dalla fusione Stampa-Repubblica. Per alcuni il format giusto sarebbe 16 giornalisti e 4 poligrafici a testata.
Non è facile capire qual sia l’equilibrio aziendale perseguito in Toscana. Forse il sindacato ha posto la domanda e forse non ha ricevuto risposta.
In qualche quotidiano è partita la sperimentazione per creare una comunità di lettori fidelizzati al web per poi convincerli ad abbonarsi. Al Messaggero Veneto questa operazione ha portato risultati modesti. Non sono note cifre ufficiali ma gira voce siano circa 34.000 iscritti alla “comunità di lettori” e alcune centinaia gli abbonati.
Per il resto si naviga a vista mentre si consolida un governo e una maggioranza parlamentare palesemente ostile al sistema dell’informazione. In borsa il titolo Gedi viaggia sui minimi.