Totalitarismo digitale

Facebook ha rimosso la pagina “Primato Nazionale”, un blog-rivista del gruppo fascista Casa Pound. Nessuno rimpiange quella spazzatura e fanno sorridere le proteste in nome della libertà di stampa che si levano da chi fa delle manganellate la propria fonte di dialettica. 
Eppure i sempre più numerosi interventi dell’azienda californiana per cancellare tweet o post, aumentano una crescente  inquietudine per l’eccessivo potere arbitrale concentrato nella mani di un gruppo che non ha nella trasparenza il proprio codice comportamentale. 
È un soggetto privato con l’unico scopo del profitto degli azionisti di riferimento ma decide le sorti dello scambio di idee tra miliardi di persone. Il suoi algoritmi segreti scelgono cosa è possibile dire, con chi è preferibile parlare e quali “amici” ascoltare. 
Inutile ricordare che Twitter e Facebook , come Whatsapp o Tic-Toc e altri social, sono ormai strumenti essenziali nella trasmissione delle idee e nei processi produttivi in generale. 
Viene il voltastomaco dover spendere una parola per dare un pezzetto di ragione ai fascisti. Eppure su questo punto non hanno torto. I loro siti e le loro sedi avrebbero dovuto essere bloccati dalla Costituzione Italiana e dalle leggi derivate, non certo da Marc Zuckerberg.
Le big-tech americane e cinesi hanno ormai un potere sproporzionato e sono capaci di discutere da pari a pari con gli stati occidentali, quelli nati con l’imprinting  “Libertè, Egalitè , Fraternitè”. Le dittature hanno un margine di manovra maggiore, nel senso che non hanno bisogno di cercare il consenso popolare alle proprie scelte. 
L’argomento non è ancora adeguatamente affrontato e anche i recenti accordi tra editori di carta stampata italiani e europei con Google, è un sintomo più di sudditanza che di soluzione del problema. Deve entrare in scena l’Europa rifuggendo dalla chimera di poter percorrere vie nazionali all’autonomia digitale. Il fenomeno ha una dimensione e una dinamica globale talmente connaturata che la stessa dimensione europea appare inadeguata. 
Il totalitarismo digitale costituisce una delle maggiori minacce allo sviluppo delle democrazie di tutto il mondo. Come durante la Seconda Guerra Mondiale, nessuno stato può pensare di vincere da solo.
Di questi temi si parla da mesi soprattutto nel tentativo di dare una risposta alla via della seta cinese in versione Hi-tech. E’ evidente che la pressione su questo fronte non è sopportabile senza una scelta di campo. Piaccia o no, bisogna essere alleati flessibili e intelligenti degli USA. Eravamo convinti che la guerra fredda fosse finita. Non è così. Purtroppo.