Trasporti e sanità, Lucca sempre più periferia dell’impero

Arrivi a Firenze alle 22,40, con un’ora di ritardo accumulata dal Frecciarossa da Roma (bloccato da imbecilli che camminavano sui binari della linea veloce), e non trovi più un treno diretto a Lucca, nemmeno la diligenza che ci mette quasi due ore, sulla linea a binario unico che risale ai tempi di Leopoldo di Toscana. Di pullman nemmeno a parlarne. L’ultimo, alle 22,25 era il sostitutivo del treno messo gentilmente a disposizione da Trenitalia. Ma è partito. L’assistente in stazione, imbarazzato, offre alla fine la possibilità di utilizzare i biglietti già presi per Lucca – bontà sua, senza sovrapprezzo – prendere il treno delle 23,07 che arriva a Pisa “appena” alle 0,29. La giornata cominciata alle 5 del mattino si conclude con il definitivo rientro alle 1,10,  a Lucca. Terra che, se non è dimenticata da Dio e dagli uomini, sembra proprio lo sia dalla Regione Toscana, da Trenitalia e da una classe politica (di ogni colore) che da quarant’anni prende in giro cittadini ed elettori.

L’utopia delle corse da 50 minuti

Quante volte si sono sentiti annunci solenni della “rapida” riorganizzazione che, raddoppiando la linea Lucca-Firenze, avrebbe assicurato per tutto l’arco della giornata corse di 50 minuti, un’ora al massimo, tra i due capoluoghi. La realtà continua ad essere diversa, molto diversa. Se va bene, per arrivare a Firenze ci vuole almeno un’ora e venti sui pochi treni “diretti”. La sera e la notte, dopo le 22,25, non ci sono però nemmeno quelli che fanno tutte le fermate. E peggio vanno le cose per i bus.

Sparita l’alternativa via-Pisa

Il raddoppio della linea ferroviaria si è impantanato ed è già complicato farlo arrivare da Pistoia a Montecatini. Lucca rimane in coda, come sempre. Alla faccia di tutte le promesse, anche recenti. Non solo: è diventato più arduo puntare sui treni veloci che partono da Pisa, sempre meno, assai più lenti e con orari molto limitati. Aeroporto (Pisa) e porto (Livorno) a parte, per i trasporti la Regione conosce solo Firenze. Collegamenti rapidi e veloci via strada e ferrovia devono passare solo di lì, per rendere sempre più opulenta Firenze e la sua area metropolitana. La costa può rimanere com’è, alle infrastrutture del Novecento. E Lucca? Lucca, la Piana, la Valle del Serchio, la Garfagnana? Chi le conosce a Firenze?

Progetti rimasti nel cassetto

Basta guardare quali impegni concreti (leggi: finanziamenti, progetti esecutivi ed apertura dei cantieri) si sono visti per gli assi viari che dovrebbero liberare la città dal caos e dallo smog (ammesso che davvero questa sia la soluzione: i dubbi non sono pochi), per la realizzazione del nuovo ponte sul Serchio tra S. Pietro a Vico e la via per Camaiore.

Il malato grave è la sanità pubblica

Meglio non vanno le cose per l’assistenza sanitaria pubblica, tanto che l’Ordine dei medici, raccogliendo le crescenti proteste di utenti e operatori, arriva ad accusare i vertici della Asl lucchese non solo di non risolvere i problemi, ma addirittura a negarli. A partire dal caos del pronto soccorso per arrivare alle liste di attesa e al cervellotico funzionamenti della cura “per intensità” che nel nuovo ospedale ha sostituito i reparti, facendo di fatto sparire la figura del medico che “si prende in carico” il paziente.

Pallone sul dischetto del rigore

Temi su cui il centrosinistra lucchese meglio avrebbe fatto e farebbe a impegnarsi con  maggior decisione e determinazione, se vuole evitare di lasciare sul dischetto del rigore la palla che in questa campagna elettorale calciano liste e candidati di centrodestra, destra, Cinquestelle e anche sinistra, almeno per certi aspetti. Non so cosa dicono i sondaggi, ma l’impressione è che la gente stia gridando: gol!!!