Triglie e trivelle

C’è una perniciosa prassi sempre più frequente negli ultimi anni tra chi ci governa: decidere e comunicare in seguito ai cittadini il contenuto di tali deliberazioni. La questione torna di strigente attualità.

Si parla molto anche tra i pescatori toscani del recente accordo Italia-Francia sui confini marittimi. Chi vive di pesca lamenta come ai cugini d’Oltr’Alpe siano state cedute zone di particolare pregio ittico sottraendole alle  marinerie viareggine, livornesi e maremmane cacciandole  in profonda crisi, al pari di quelle liguri. “Saremo costretti a vendere le nostre barche”, dicono all’unisono.

Il ministero ha risposto che i confini altro non sono che la conseguenza giuridica di accordi internazionali secondo quali  – grossomodo – la delimitazione delle acque nazionali è nel punto mediano tra due coste. Detta così avrebbe anche una sua forte logica: metà per uno non fa male a nessuno. Invece sono dolori perché non tutte le acque sono uguali così come neppure i fondali si equivalgono. Il timore concreto è che la creazione di confini riconosciuti internazionalmente, apra le porte alle trivellazioni.

Se una zona di mare viene riconosciuta “di proprietà”  di uno stato è evidente che in quell’area il governo del Paese possa farci quel che vuole (secondo le leggi). Anche cercare idrocarburi trivellando. Si sa che sono state individuate possibili aree di ricerca a nord e a sud dell’Isola d’Elba, nel bel mezzo dell‘arcipelago toscano.

Insomma: si è fatto un gran can-can (giustamente) per una Concordia spiaggiata al Giglio e si passa sottotraccia – anzi sott’acqua – una partita di tale portata.

Legambiente e altre organizzazioni ambientaliste invitano a stare con orecchie e occhi ben attenti. Nel silenzio strumentale degli organi di governo c’è il forte sospetto che si stia giocando la solita partita. Il governo, fino ad oggi, ha parlato ufficialmente della questione soltanto rispondendo a una interrogazione parlamentare, prontamente rielaborata e diffusa in forma di nota stampa dal Ministero dell’Ambiente. Per il resto silenzio.

Il 17 aprile ci sarà un referendum sulle autorizzazioni alle società di trivellazione. La data è stata imposta dal governo, giornali e tv non ne parlano né offrono spazi di confronto. L’obiettivo palese è fare in modo che non si raggiunga il 50% di partecipazione in modo da rendere nulla consultazione. I promotori del referendum chiedono di votare SI al quesito che in sostanza chiede di abolire l’autorizzazione allo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi fino a quando ci sia qualcosa da pompare su.

Anche per questo credo sia giusto andare a votare.