TROPPI SILENZI SUL CASO SAN VINCENZO

Troppo silenzio sulle vicende sollevate dall’inchiesta della procura a San Vincenzo. Mi sarei aspettato un diluvio di riflessioni dei dirigenti politici della Val di Cornia. Muti. Speravo in assemblee pubbliche dove poter analizzare l’accaduto. Manco per sogno. Se non fosse per l’encomiabile lavoro dei giornalisti (in particolare del Tirreno) nessuno più discuterebbe alla luce del sole del drammatico caso di San Vincenzo. La reticenza che si respira da parte di politici, professionisti, categorie economiche e opinionisti vari, rende bene l’idea delle difficoltà in cui si muovono i cronisti per cercare di raccontare con equilibrio una vicenda complessa che affonda le radici in decenni di storia di questo tratto di costa toscana.

Considero un dovere civile compiere una riflessione seria o almeno provarci, con tutti i limiti di chi è spettatore dell’accaduto anche se emotivamente coinvolto per le sorti del paese. Non mi riferisco agli aspetti giuridici, alla valutazione dei reati – se ci sono – ma al contesto che è stato definito dalle indagini della guardia di finanza e, nello specifico, dalle intercettazioni. I risvolti penali sono competenza esclusiva dei giudici e del processo. Però sul piano politico non è decente far finta di nulla.

Il quadro è chiaro. Le garanzie di buon governo della cosa pubblica non avevano un ruolo primario negli uffici comunali e neppure tra tutti i componenti della giunta . Siamo di fronte a una opacità di comportamenti che non possono lasciare indifferenti. In alcune conversazioni registrate dalle microspie di cui è stato cesellato l’ufficio del sindaco, si studia come aggirare norme urbanistiche decise dallo stesso Comune. Si assiste a una fitta frequentazione tra tecnici privati e funzionari comunali, una familiarità che esula dal clima paesano, dove tutti si conoscono e si danno del tu. É la rottura del patto di lealtà verso i cittadini, là dove l’autorità è anche garante che tutti abbiano gli stessi diritti e uguali opportunità. Qui sta il punto focale che trasforma il potere rappresentativo , incaricato di elaborare regole erga omnes e farle rispettare, in arbitrio e arroganza.

A San Vincenzo l’urbanistica è, da decenni, argomento di forti contrapposizioni. Gruppi , da sempre minoritari, ne hanno contestato le scelte. Minoranze, appunto, e tali rimaste perché la maggioranza, sostanzialmente, ha approvato questo modo di governare. Poter elevare le case di un piano o trasformare negozi in miniappartamenti da affittare in estate, ha rappresentato un ottimo supporto all’economia familiare dei sanvincenzini. Il mancati controlli sugli affitti a nero e sull’evasione contributiva, hanno fatto da logico contorno. Una formidabile base di consenso. Le attività dei grandi e medi imprenditori di cui si parla nei fascicoli delle Fiamme Gialle, appartengono a un altro capitolo, sono un aspetto non onnicomprensivo. La pratica del balcone verandato e condonato o degli scambi volumetrici, non è stata malcostume. Ha rappresentato un solido, ramificato e lucido disegno politico. A lungo ha funzionato e probabilmente avrebbe continuato a svilupparsi ancora.

L’inchiesta della procura di Livorno impedisce ora di chiudere gli occhi. Ripeto: l’esito delle indagini non interessa in questo contesto. Aspetterò la sentenza, se un giorno arriverà. E’ l’ora delle forze politiche. I partiti, però, dovrebbero avere il dovere di entrare nel merito della questione e non rifugiarsi nella stantia formuletta “fiducia nella magistratura”. Oltretutto sappiamo bene che anche mentre pronunciano quelle poche parole sono ipocriti, come è stato costretto a rivelare Palamara e come Berlusconi e Renzi ci hanno esplicitato frequentemente.

La domanda è semplice: come riformare il sistema San Vincenzo? La risposta è complicata, tuttavia ineludibile. Spetta ai partiti, o almeno a quel che rimane di loro, fornire una strategia che solleciti le forze sane del paese. Un ricambio radicale è urgente. La stagione turistica è alle porte e le previsioni sono pessime. San Vincenzo non può permettersi di affrontarla con una giunta paralizzata.