Trump, se Rossi si consola con il socialismo…

“Io penso che all’internazionale trumpista si deve rispondere con le idee e il programma con cui Sanders ha dimostrato di saper mobilitare giovani lavoratori e ceto medio negli USA.
Da lì bisogna ripartire anche in Italia, con un programma ispirato al socialismo e di stampo rooseveltiano: piena occupazione, regolazione del mercato capitalistico, redistribuzione della ricchezza, servizi pubblici di qualità e accessibili a tutti”.

Lo ha detto Enrico Rossi a commento della vittoria di Trump. Un commento che lascia perplessi per l’ineguatezza dell’analisi , a meno che Rossi non abbia pensato di fare propaganda politica, e allora non c’è da stupirsi. Come si fa infatti a non comprendere che Trump e il populismo si affermano in un mondo in cui la globalizzazione ha prodotto effetti positivi ma anche guasti profondi. Basta chiederlo, tanto per fare un esempio, a molte aziende toscane. A cominciare da Prato.

E ancora, come  non capire che la rivoluzione tecnologica ha “ucciso” il lavoro e quindi creato eserciti di disoccupati, nonché l’impoverimento dei ceti medi e così via.

Certo Trump non è una risposta a questi problemi. Mai la destra è una risposta. La destra si adegua alle situazioni che si creano e con cinismo le sfrutta. Ma una risposta non lo è neanche Sanders e il socialismo di tipo novecentesco.

Caro presidente, il mondo è cambiato profondamente e i vecchi paradigmi sono crollati. Siamo tutti costretti a navigare in mare aperto, senza più certezze. Meno una: le analisi consolatorie (con Sanders forse i democratici avrebbero vinto)  aggravano i problemi, non aiutano a risolverli.

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