Un anno dedicato a Leonardo Da Vinci e un solo giorno per Fibonacci, il Leonardo Pisano

Alessandro Canestrelli, elbano, ex funzionario pubblico, scrittore e autore di numerosi volumi di storia, prevalentemente locale, è un cultore anche della vita e delle opere di Leonardo Fibonacci, lo scienziato pisano a cui si deve una rivoluzione del sapere scientifico e della matematica. Oltre ad avergli dedicato alcuni libri, ha perciò scritto per AltraToscana questo articolo.

di ALESSANDRO CANESTRELLI

La genialità che la Toscana ha donato al mondo non è certamente stimabile e tantomeno misurabile. Impossibile poi è l’eventuale computo che personaggi come Da Vinci e Fibonacci hanno avuto nello sviluppo della Scienza e dell’Arte.

Guardando però da una prospettiva contemporanea, trovo sproporzionata la differenza di quanto si sia organizzato nel campo della Cultura, quella con la C maiuscola, fra i due personaggi dallo stesso nome. Un anno dedicato alla figura del Da Vinci, un giorno per Fibonacci. 

Vorrei far riflettere e cercare di rovesciare questa sproporzione. 

Sappiamo, a proposito di anniversari dei grandi geni italiani che il 2020 sarà dedicato a Raffaello e il 2021 sarà l’anno di Dante. Vorrei ricordare che il 2022 dovrebbe o potrebbe essere l’anno da dedicare al grande Pisano che 820 anni fa scrisse il Liber Abaci, libro che assieme alle altre sue opere rivoluzionò il campo della Scienza, della Matematica e della ‘Mercatura’ per i secoli a venire; potremmo sostenere che Fibonacci ci ha donato una forma di eternità dei numeri.

Allora, se non a livello ministeriale, almeno in ambito regionale, la Toscana non dovrebbe perdere una tale occasione e soprattutto Pisa dovrebbe ricordare uno dei suoi figli più geniali.

La storia di un giovane, chiamato dal padre per raggiungerlo ad Al Béja, Bugia, città portuale dell’Africa settentrionale, nell’attuale Algeria, appare romantica, avventurosa ed è così, ma questo ragazzo, di nome Leonardo della Famiglia Bonacci, Pisani, diventerà il più grande matematico dell’Occidente medievale. I contorni di una storia di per sé insolita e singolare si sviluppano nell’arco della vita del grande pisano in una contemporaneità in cui Pisa, repubblica marinara e libero comune, è una delle città marittime fra le più importanti del Mediterraneo.

In un colloquio di molti anni fa, all’inizio delle mie ricerche storiografiche, parlai con il Prof. Tangheroni il quale mi disse una cosa che ritenni molto utile per sviluppare lo studio sul grande matematico. Il medievista pisano mi riferì testualmente che: “Leonardo Pisano, Fibonacci, poteva nascere solo a Pisa”, escludendo le altre repubbliche marinare o qualsiasi altra grande città portuale e marittima medievale per un compito storico così rilevante. 

Dopo quel colloquio divenne basilare elaborare la teoria secondo la quale c’era un rapporto profondo con la sua città natale. Ed effettivamente è così. 

A Pisa, nei primi secoli del nuovo Millennio, si erano sviluppate tutte le grandi scoperte nel campo della scienza, della cultura e dell’arte di cui restano testimoni incontrovertibili, quanto originali e direi immortali, i Quattro monumenti del Campo dei Miracoli. 

Il racconto del giovane Leonardo Pisano, divenuto uomo, si sviluppa nella breve citazione dei percorsi che lui stesso scrisse nelle prime pagine del Liber Abaci, quando accenna alle parti d’Oriente e Medio Oriente in cui viaggiò. Fibonacci ricorda anche gli incontri con matematici e scienziati arabi e musulmani da cui apprese e discusse le tesi matematiche che, ritornato in patria, sviluppò in maniera originale.

Chiarificatore è anche un fatto storico che Leonardo cita le “Novem Figuras Indorum”; le nove figure, le nove cifre, che infatti derivano dal pensiero dell’India antica, insomma sono indiane, non arabe. La grande cultura araba fece proprie quei primi nove numeri che, sempre seguendo il filone scientifico e filosofico elaborato in Oriente, nel millennio precedente, comprendevano lo Zero. Leonardo nell’Incipit del Liber Abaci sostiene che con quelle nove cifre e lo zero si può comporre qualsiasi numero e si svolge qualsiasi operazione di Aritmetica, Matematica e Geometria. Fibonacci tenne a precisare che il suo lavoro, oltre che alle fonti arabe, greco-bizantine, latine ed ebraiche, era il risultato di elaborazioni e aggiunte originali, “ex proprio sensu quedam addens”. 

Alla sua opera originale e innovativa aggiunse la nascita e fondazione delle prime sette scuole d’Abaco, attraverso le quali la pratica contabile iniziò a essere trasformata, sveltita e semplificata. Prezzi delle merci, valore dei cambi, unità di misura, di peso, conti di monete, problemi di ragioneria, l’intero sistema contabile e di calcolo fu rivoluzionato da Leonardo Pisano. Lo studio dell’aritmetica, lo portò ben presto ad applicare tali tecniche alle pratiche di mercatura perché il Liber Abaci è anche il formidabile adattamento del nuovo sistema decimale alle emergenti necessità commerciali e mercantili nel Mediterraneo e in Europa.

Le prime sette scuole d’abaco da lui fondate diffusero la nuova matematica prima in Toscana, poi in Italia e infine in Europa. 

Alcune sue scoperte erano destinate a divenire spunto di riflessione per le epoche successive, quando i grandi matematici italiani ed europei riscoprirono i suoi libri, creduti perduti, e soprattutto la sua teoria sui numeri. Fra l’altro è utile ricordare che il primo scienziato matematico che riscoprì Leonardo Pisano fu Frate Luca Pacioli che riportò alla memoria il famoso quesito sottoposto a Leonardo Pisano da Giovanni da Palermo, nella sfida matematica avvenuta a Pisa nel Palazzo imperiale, sotto gli occhi di Federico II, Stupor Mundi.

Pacioli, in proposito commentava: “Le quali domande sono difficilissime quanto alla dimostrazione de la Practita: commo bene sa chi ben l’à scrutinato.Maxime Leonardo Pisano in un particulare tractato che fa “De quadratis numeris” intitulato.Dove con grande sforzo se ingegna dare norma e regola a simili solutioni”. 

Il frate, amico dell’altro Leonardo, il fiorentino Da Vinci, con la riscoperta dell’opera fondamentale di Fibonacci, poteva dare spunto a collegare i due grandi toscani!

Vorrei ricordare alcune impronte di Leonardo Pisano presenti nella sua città, come il Palagio palatino dove avvenne la ‘sfida’ fra i matematici di corte dell’imperatore svevo e il Nostro. 

Il primo segno è quel monumento che nel XVI e XVII secolo fu trasformato nella Chiesa di San Nicola, nella cui storica porta centrale, se si guarda bene la sua architettura, nell’architrave centrale, fu apposta la Formella di cui il brillante Prof. Pietro Armienti, recentemente scomparso, ha disvelato la ragione scientifica e matematica.

Così ancora il grande marmo commemorativo nell’androne di Palazzo Toscanelli, sul Lungarno mediceo, l’attuale Archivio di Stato, dove è riportato il documento del 1240 del Comune, in cui è scritto: “Si concede a Mastro Leonardo un onorario annuale di venti ‘sterline d’oro pisane’ più le spese per aver prestato la sua opera come revisore dei conti per il Comune e per aver insegnato nella Bottega d’Abaco”. 

Nello stesso documento egli è definito uomo colto e riservato, non una ‘trottola’, tantomeno un Bigollo o Bighellone; semmai sarebbe utile considerare che il termine “biglosus”, con cui è menzionato in alcune fonti antiche, facesse riferimento a un uomo che conosceva perfettamente due lingue, il latino e l’arabo. 

Infine l’allocazione della sua statua, eretta dai suoi concittadini pisani in sua memoria intorno alla metà dell’Ottocento, che fino ai bombardamenti della II Guerra mondiale stava accanto a Palazzo Gambacorti, davanti a Banchi e di fronte all’Arno, a Mezzogiorno della città.