Un fast food al posto del locale storico “Stella Polare”

A passo di carica verso la definitiva scomparsa del tessuto storico delle attività commerciali di Lucca che per secoli hanno fatto la fortuna della città grazie ad un appeal difficile da ritrovare in altri centri d’arte. Per la sua conformazione, il centro storico dentro le Mura urbane è un grande centro commerciale naturale, con circa 750 esercizi (erano stati anche più di mille), gran parte dei quali ubicati nel “quadrilatero d’oro” tra via Fillungo, via Roma, Via S. Giorgio e piazza S. Michele. Uno dopo l’altro, spazzati via dagli affitti d’oro che solo le grandi catene possono sostenere, sono spariti gli esercizi della tradizione, alcuni dei quali con arredi anche di 2-300 anni fa e molti con banchi e sporti stile Liberty.  Accanto a loro, hanno chiuso i battenti tanti locali storici ritrovo di letterati e artisti. Tra i sopravvissuti, il Caffè Di Simo (frequentato da Pascoli, Puccini, Mascagni, Ungaretti, Pea, Arrigo Benedetti, Mario Pannunzio e altri) e la Stella Polare. Il primo però è chiuso da quattro anni per un contenzioso tra proprietari e gestori in merito ad alcuni lavori, il secondo rischia di essere soppiantato da un fast-food.

Risultato, i bei negozi storici rimasti sono poco più di una decina e quando arrivano le nuove proprietà non guardano tanto per il sottile, inserendo arredi moderni al posto di quelli antichi che tanto fascino hanno esercitato. E’ accaduto recentemente anche alla pellicceria Pierini in via Fillungo.

Una situazione che crea forte allarme nel mondo delle associazioni di categoria, negli operatori del turismo che puntano su un flusso qualificato attratto dall’identità e dalla particolarità della città, e anche nelle persone di cultura.

In una recente intervista, il sindaco, Alessandro Tambellini aveva fatto presente che l’amministrazione comunale avverte il problema, ma non può andare contro leggi che hanno liberalizzato il mercato: è intervenuta imponendo una moratoria per le nuove aperture di pub ed esercizi per la somministrazione veloce, sorti come funghi al posto di tanti negozi di altro genere, ma non può fare molto per calmierare gli affitti dei fondi commerciali ed evitare che arrivano punti vendita al posto delle catene commerciali, a parte prevedere una tassa Imu più alta per i fondi lasciati sfitti.

Una posizione che non convince i commercianti i quali tornano a chiedere con forza almeno il piano delle funzioni che riporti in città tanti uffici e attività lasciati uscire nei decenni, contestando tra l’altro la contraddizione nella scelta di spostare fuori delle Mura una delle poche funzioni rimaste, il mercato ambulante bisettimanale.

Alla luce ora della possibile scomparsa della “Stella Polare”, su questi temi prende posizione Giovanni Martini, presidente della Commissione centro storico di Confcommercio.

“Se davvero arriverà un fast food al posto della Stella Polare – afferma Martini – si tratterà dell’ultimo smacco e dell’ennesimo colpo mortale alla tradizione commerciale della città. Il centro di Lucca, negli ultimi anni, ha registrato e sta registrando, per motivi diversi fra loro, chiusure o trasferimenti in serie di attività che con il loro nome hanno segnato la storia imprenditoriale del centro storico, contribuendo così a renderlo unico e rinomato in tutto il mondo.

“I campanelli d’allarme – prosegue Martini – sono stati e continuano ad esser tanti: la nostra associazione li raccoglie e se ne fa interprete, portando avanti proposte concrete per salvaguardare il tessuto commerciale cittadino. Di recente, come noto, l’amministrazione comunale ha approvato la moratoria che pone un freno alle aperture indiscriminate di bar e paninoteche: questo è stato senza dubbio un risultato importante, ma da solo non basta. Come la nostra associazione ripete da anni adesso, oltre ai pubblici esercizi, bisogna pensare a salvaguardare i negozi di altri settori come quelli dell’abbigliamento, delle calzature e altri ancora, di fronte all’avanzare delle catene che rischiano di “globalizzare” Lucca facendole perdere la sua unicità.

“Ecco dunque – insiste il presidente della Commissione centro storico – che si rende necessario un piano delle funzioni, che consenta di tutelare ruolo e funzioni del negozio tradizionale e della tipicità che esso racchiude. Siamo consapevoli che le catene siano ormai parte integrante del commercio moderno e che dunque sia irreale pensare ad una città che ne sia completamente sprovvista. Non c’è dubbio però che sia altrettanto necessario trovare un punto di equilibrio fra grandi marchi e commercio tradizionale, per consentire a quest’ultimo di non scomparire e di conservare il suo ruolo. Tema, questo, di stringente attualità e che va a sommarsi ad altri sui quali la nostra associazione lotta da anni quali l’accessibilità al centro storico, i parcheggi e la necessità di riportare in città uffici, servizi e funzioni pubbliche che a loro volta sappiano poi riavvicinare le persone al centro. In questo senso, purtroppo, va rimarcato come da almeno 10 anni si assista a promesse generiche che per adesso non hanno prodotto niente di concreto. Tutto questo insieme di cose ha prodotto e sta producendo risultati devastanti, come si è potuto osservare benissimo anche in questi ultimi giorni di pioggia, durante i quali la città è rimasta desolatamente vuota.

“Invitiamo i proprietari dei fondi commerciali – termina Martini – a considerare due aspetti: il primo è la responsabilità che ognuno di loro ha nella salvaguardia del tessuto tradizionale e dunque dell’immagine stesse della città. Il secondo è un appello a non lasciarsi attrarre da guadagni magari più sostanziosi sull’immediato, garantiti da marchi di catene che con Lucca non hanno alcun legame e che per questa ragione potrebbero poi andarsene nel giro di breve tempo, a scapito invece di attività tradizionali locali che garantiscono stabilità e continuità negli anni, rappresentando dunque una certezza duratura sul piano della rendita”.