Un parcheggio interrato al posto dello storico Porto della Formica a Lucca

Riportare alla luce i reperti archeologici dello storico “Porto della Formica”, sul canale omonimo a duecento metri dalle Mura, approdo tra l’altro nel XVI secolo e seguenti delle barche che portavano alla città le pietre e i materiali per costruire la terza cinta dell’anello alberato celebre nel mondo, quello attuale?  Impegnarsi per fare un parco archeologico dell’area, al centro per secoli dei traffici commerciali della città da e per Firenze o Pisa e Livorno, dove le barche arrivavano attraverso l’Arno, raggiunto percorrendo il canale della Formica, che con ogni probabilità nasce direttamente dalla falda che si trova a non più di mezzo metro sotto il suolo, nel quartiere di S. Concordio, a sud delle Mura? No, sui “quattro sassi” che testimonierebbero l’importante sito della storia di Lucca, sconosciuto ai più, l’amministrazione comunale ha deciso di realizzare un parcheggio interrato per una cinquantina di posti auto, sormontato da una costruzione alta una ventina di metri destinata alla socializzazione nel quartiere. Una scelta ribadita in consiglio comunale: la nuova struttura sarà chiamerà l’Officina del Porto, e ospiterà anche un centro di documentazione del porto e del quartiere di San Concordio. L’oneroso progetto sarà reso possibile dai finanziamenti per i quartieri social, e l’amministrazione ritiene di dare un nuovo servizio alla cittadinanza con un’azione di recupero concordata in un lungo percorso di confronto con i residenti, che ha tra l’altro ha portato a modifiche ai progetti iniziali. La fase esecutiva, affidata all’Erp, sta per partire, dal momento che risultano in dirittura di arrivo le procedure dei bandi per assegnare i lavori alle ditte incaricate.

Per il Comune  tutto avviene all’insegna della massima trasparenza e partecipazione, ma la ricostruzione  vicenda non è condivisa dal gruppo Facebook “Salviamo il Porto della Formica”, che contesta  il progetto e la filosofia all’origine della scelta. Le argomentazioni contro l’opportunità dell’opera potrebbero anche finire sul tavolo del Tar, a cui pensa di presentare ricorso l’associazione “Amici del Porto della Formica” appena costituita tra residenti di San Concordio, appassionati di storia locale, giovani studiosi e alcune personalità di spicco del mondo culturale cittadino. L’associazione intende come prima cosa tutelare delle strutture murarie della darsena del Porto, riportate alla luce dalla Soprintendenza nel 2009. Su tutte le “bitte” utilizzare per ormeggiare le barche. Ora gli amici del Porto della Formica chiedono al sindaco, Alessandro Tambellini,  “di rimediare, con una riprogettazione dell’intervento che tenga conto delle emergenze archeologiche. Non solo le strutture murarie della darsena del Porto della Formica,  non solo l’insediamento etrusco più antico e più prossimo al centro storico tra tutti quelli di cui si ha conoscenza a Lucca”. Col progetto che sta andando avanti per il parcheggio, secondo l’associazione strutture come la darsena del Porto della Formica e altre adiacenti, messe sotto tutela dalla Soprintendenza e protette con tessuto non tessuto e terra, “saranno interamente coperte con il cemento delle strutture della Piazza Coperta, le rampe di accesso, scale, corridoi pavimentati, condotti per gli impianti tecnologici”.

Gli amici del Porto della Formica ribadiscono anche altre riserve: a loro giudizio la costruzione  serve essenzialmente a “mettere del peso” sopra il piano interrato iniziato a costruire 10 anni fa per il complesso immobiliare dello Steccone, progetto poi stoppato.

  “Il vero nome del progetto – aggiunge il gruppo Fb –  finanziato con 6 milioni di fondi ministeriali non è “Piazza Coperta” e tantomeno “Officine del Porto”, bensì “Modifiche e completamento dei lavori di riqualificazione dell’area ex Gesam”, ove “completamento” si riferisce ai lavori iniziati con lo Steccone, contabilizzati in oltre 1.620.000 euro come quota di contributo del Comune ai finanziamenti ottenuti”.  Gli amici del Porto ritengono che dall’epoca della sua costruzione  “questo piano interrato è pieno di acqua che con il suo peso impedisce che il cassone interrato, per la forte sottospinta della falda acquifera, si sollevi e si deformi. La costruzione sopra questo cassone interrato pieno d’acqua è quindi necessaria per poterlo svuotare e ricavarvi un parcheggio di 50 posti auto. La costruzione serve a mettere del peso che sostituisca quello dell’acqua che si vuol levare. Il peso della costruzione non è però sufficiente”. Gli amici del Porto dai documenti dell’opera, come hanno scritto in comunicati e su Fb, evincono che  “è previsto che si dovrà fare su tutta la platea, che è di circa 2450 metri quadri”, una soletta formata da una gran quantità di cemento e temono  grandi problemi sulla falda dallo svuotamento del piano interrato. 

 Teorie che non sembrano affatto condivise, né prese in considerazione dall’amministrazione comunale, convinta invece di offrire alla  città un’opera ben progettata,  utile e bella, che favorisce la socializzazione e il rilancio del quartiere e offrirà ai residenti anche qualche posto loro  riservato per la sosta. Gli appelli che arrivano per una rivalutazione dell’intervento sono quindi ritenuti ingiustificati e strumentali e comunque al momento non sembrano aver  sortito effetti. Si profila quindi un muro contro muro.  Secondo gli amici del Porto, l’amministrazione comunale  ha “sottovalutato l’importanza scientifica dei molti reperti”. Chiedono quindi se c’è un parere della Soprintendenza e se c’è stata  la presenza di un archeologo all’interno dei due team di architetti e ingegneri che hanno redatto il progetto. L’associazione, che tra l’altro ha riserve sull’utilità di un parcheggio interrato con pochi posti che presume saranno  in gran parte a pagamento, e che chiede chiarezza sui costi futuri di manutenzione della struttura, sollecita quindi alla amministrazione comunale “una riprogettazione dell’intervento edilizio “Piazza Coperta” che tenga conto e metta al centro la presenza delle emergenze archeologiche”. E insiste anche perché sia portata a termine l’indagine archeologica sulla darsena, iniziando sul bacino vero e proprio del Porto. La zona interessata al progetto è una delle aree archeologiche più importanti situate fuori dalle Mura, non a caso inserita nella Carta del Patrimonio Territoriale. L’associazione chiamerà ora a Lucca esperti per organizzare convegni e studi sulla importanza del sito del Porto e sulle modalità migliori per il suo recupero.

Nel profilo del gruppo “Salviamo il Porto della Formica” su Facebook si possono vedere foto e mappe e consultare  documenti sull’area archeologica oggetto dell’intervento