Un’alba vigliacca negli ‘anni di piombo’

Un salto nel passato per riscoprire un tragico episodio – uno dei tanti che purtroppo hanno punteggiato ‘Gli anni di piombo’ e ‘La notte della Repubblica’ – che, a distanza di quasi mezzo secolo, torna a galla perché uno dei ‘fortunati’ protagonisti ha deciso di scrivere un libro che ricostruisce la vicenda, documenti e atti giudiziari alla mano. Il fatto passato in archivio con l’etichetta ‘La strage di Querceta’ è accaduto all’alba del 22 ottobre 1975: nel corso di operazione di polizia sulla costa tirrenica, dalla Spezia a Viareggio, in un casolare di Montiscendi persero la vita tre poliziotti, il brigadiere Gianni Mussi e gli appuntati Giuseppe Lombardi e Armando Femiano. A premere il grilletto delle armi omicide furono Massimo Battini e Giuseppe Federigi, il primo ricercato dopo essere evaso nel corso di una traduzione dal carcere di Pescara verso Roma (stava scontando una condanna a 18 anni per una serie di rapine); il secondo suo amico e figlio del proprietario dell’abitazione dove Battini aveva trovato ospitalità. Due delle vittime, feriti gravemente da una sventagliata di mitra, vennero finite poi brutalmente con un colpo di grazia. In quella mattanza rimase gravemente ferito l’ispettore Giovambattista Crisci: il superstite che deve miracolosamente la sua vita alla placca di riconoscimento della polizia (la portava nel taschino della camicia) che deviò il colpo diretto al cuore visto che anche a lui, dopo il ferimento, era stato riservato lo stesso trattamento dei colleghi.

E’ stato proprio Giovambattista Crisci, 83 anni, originario della Campania, ormai viareggino di adozione, una vita spesa al servizio dello Stato, che ha deciso di raccontare la storia di quella che per lui è stata ‘Un’alba vigliacca’ (il titolo del libro). Un’alba di sangue visto che un controllo di polizia (‘Dobbiamo compiere una perquisizione’ con queste parole si erano presentati gli agenti), dopo una serie di rapine compiute nelle ultime settimane nel Nord della Toscana,  si è trasformato in una trappola mortale con raffiche di mitra esplosi a tradimento, da dietro una vetrata. Il resto di quella tragica mattinata – che squassò non solo la Versilia – è la liturgia del dolore, per la morte dei tre poliziotti,  ma anche la rabbia della gente che cercò di assaltare le ambulanze sulle quali i due banditi rimasti lievemente feriti vennero accompagnati al pronto soccorso dell’allora ospedale ‘Tabarracci’ di Viareggio. Furono gli stessi colleghi dei poliziotti uccisi a impedire che la voglia giustizia sommaria di piazza prendesse il sopravvento.

Qualcuno si domanderà: che fine hanno fatto gli autori del delitto, in particolar modo Massimo Battini, il personaggio più controverso (da ragazzo aveva studiato in seminario prima di scoprire la bella vita e la voglia sfrenata di soldi che l’aveva portato ad essere un rapinatore seriale) della vicenda? La storia della ‘strage di Querceta’ – che Crisci racconta con dovizia di particolari – ci racconta che dopo pochi giorni dall’uccisione dei tre poliziotti, Battini con una lettera al pubblico ministero Gabriele Ferro si proclamò ‘prigioniero politico’ in quanto militante attivo di ‘Lotta armata per il comunismo’. E con questa etichetta (molti dei suoi amici di gioventù non ci hanno mai creduto) – dopo la condanna all’ergastolo – Battini ha vissuto il carcere salvo poi abbracciare la strada della dissociazione che sul finire degli anni ’80 l’ha portato a usufruire dei benefici previsti dalla legge Gozzini. Morale: l’ergastolo ‘fine pena mai’ è diventato una condanna a 30 anni. Da tre lustri, è un uomo libero.

Crisci continua a ricordare i suoi colleghi scomparsi organizzando ogni anno il meeting internazionale di nuoto ‘Mussi Lombardi Femiano’ (che ha visto nel tempo un’incredibile sfilata di campioni)  e con il premio ‘Memoria & Legalità’ riservato agli studenti versiliesi. ‘Per non dimenticare’  sottolinea ripetutamente l’autore del libro che si commuove ogni volta che si parla della ‘strage di Querceta’.