Unicoop: inizia la terza fase

Ora che l’accordo è stato raggiunto e il costo del personale scenderà di una decina di milioni, anche il secondo tassello del mosaico che ridisegna il futuro di Unicoop Tirreno sembra giunto a conclusione. Il primo obiettivo – lo ricordiamo – fu quello di rientrare nei parametri di Bankitalia per quanto riguardava il rapporto tra capitale sociale e la raccolta prestiti dei soci: ci hanno pensato gli emiliani e i fiorentini a dare una copertura. Quei soldi tra un paio di anni dovranno essere in qualche modo restituiti e l’anno passato – al momento del prestito – le coop sorelle hanno tracciato una road map per il risanamento.

Lo ha ben presente il super direttore Piero Canova che ieri mattina si è presentato alla stampa in grigio di sartoria, cravatta Hermès e pataccone Locman al polso, chiaramente soddisfatto del lavoro svolto e senza neppure un foglietto in mano, alla Marchionne-style di quando l’ad Fca vuol far vedere che lui le cose importanti le ha tutte ben chiare nella zucca.

Al secondo piano di Vignale i motivi per essere contenti sono numerosi e in gran parte coincidono con quelli della grande maggioranza della cooperativa. Non c’è stato un giorno di sciopero, hanno annunciato una valanga di licenziamenti e non ce ne sarà neppure uno (“c’è stata una mediazione”, spiega sornione Canova) , contratti di solidarietà (in Toscana, Umbria e Lazio), cassa integrazione (Vignale), sterilizzazione di parti importanti dell’integrativo.

L’accordo permette di salvare la pelle a Unicoop Tirreno per almeno un paio di anni. Il bilancio 2016 ancora non è chiuso ma la perdita di esercizio dovrebbe aggirarsi sui 24 milioni, sostanzialmente in linea con quella dell’anno precedente. La pulizia degli elenchi dei soci ha cancellato circa 360mila tessere , portandole a quota 640mila. “Restiamo una grande cooperativa”, si affretta a sottolineare il presidente Marco Lami, “su queste basi si progetta il futuro”.

S’intuisce che Piero Canova abbia idee abbastanza chiare su cosa intenda per futuro dell’Unicoop ma è evidente che per ora voglia mantenere le carte coperte. L’accordo con i sindacati è molto ampio e copre mezza Italia Centrale: ciò significa che dovrà essere calato in ognuna delle trecento singole realtà di vendita ma si potrà giocare  nei tempi e nelle modalità con una flessibilità che lascia ampi spazi alle ristrutturazioni produttive. Ed è questo un aspetto che sta molto a cuore alla dirigenza.

Nel corso della conferenza stampa il manager si è soffermato nell’annunciare che la rete dei supermercati aumenterà l’offerta merceologica, “circa 2200 prodotti in più”, con nuovi reparti che vadano a incrociare le tendenze dei consumatori. La riorganizzazione sta partendo dai supermercati di Roma e presto arriverà in Toscana. Ecco alcuni esempi citati da Canova: “Vegano e biologico, fresco, sushi, birre e vini (con vendita guidata), wellness, ottica a marchio coop…”. Né Canova e neppure Marco Lami lo dicono ma è un po’ quello che accade già nelle Esselunga milanesi o nella grande distribuzione francese. D’altra parte da anni l’osservatorio dei consumi Coop segnala che le vendite di zenzero in Italia hanno superato i 4milioni di euro, la quinoa ha raddoppiato il fatturato (6,1milioni di euro), i semi e la frutta secca sfondano gli undici milioni di euro per non parlare della curcuma che è aumentata del 74% nel 2016. Triste tramonto per il prezzemolo, un tempo proverbiale (“è come il prezzemolo, è ovunque!” si diceva di una persona particolarmente presenzialista): il verde prezzemolo occupa uno striminzito 16% di valore in questa quota merceologica).

Nel futuro di Unicoop Tirreno non ci saranno solo più zenzero e meno prezzemolo. A domanda diretta sul mantenimento della ex cooperativa Proletaria risponde, Canova ha risposto: “Tutte le parti che si sono impegnate finanziariamente hanno espresso l’intenzione che Unicoop resti come coop indipendente e autonoma nei territori nei quali opera e continui a svolgere la funzione che ha assolto negli ultimi 72 anni”.  Ma poi ha aggiunto: “In uno scenario estremamente competitivo, questo apre nuove sinergie con le altre coop”. Sinergia, dunque, è la parola chiave.

La piattaforma logistica nel sud è già integrata con Alleanza. Altre “sinergie” sono sul tavolo. Un passo avanti verso una “fusione dolce”, termine sicuramente sgraditissimo a Vignale che preferisce parlare di “collaborazione strategica, possibile proprio perché apparteniamo al mondo della cooperazione”.

 

 

 

 

 

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