Valle del Serchio e della Lima: scontro continuo tra ambiente e business

Le valli dell’ambiente incontaminato, dei corsi d’acqua cristallina, della storia e della cultura, del turismo sostenibile e degli sport fluviali oppure le colonie per lo sfruttamento intensivo di risorse, su tutte l’acqua, di cui hanno bisogno le industrie cartarie e i principi del business della produzione di energia elettrica dalle centraline, disseminate in fiumi e torrenti?
Politici e amministratori nei decenni (ma si potrebbe dire nei secoli) non sono mai riusciti a dare un chiaro indirizzo alle scelte urbanistiche e programmatiche necessarie per scegliere tra le due vocazioni. Da un lato, soprattutto in tempi recenti, si è provato a riscoprire tradizioni, cultura e storia, e soprattutto politiche di difesa e valorizzazione ambientale per puntare sul turismo, anche a fronte della crisi che ha fatto perdere industrie e posti di lavoro. Dall’altro si è più o meno consapevolmente favorito il progressivo insediamento di industrie e attività che hanno costellato di stabilimenti le rive, e a volte il letto, del fiume Serchio e del torrente Lima, da dove possono attingere enormi quantità di acqua per produrre la carta. E, accanto alle cartiere, si sono lasciati ampliare stabilimenti del settore metallurgico e altri, anch’essi insistenti sulle sponde dei fiumi. Più recente, infine, l’assalto dei cementificatori che hanno cosparso di piccole e grandi dighe per la captazione delle acque (da cui producono energia elettrica “pulita” che rivendono all’Enel) con grandi guadagni, a fronte degli spiccioli che versano ai Comuni.
Nella Valle del Serchio e della Lima sono oggi una sessantina le centraline realizzate nei corsi d’acqua, quattro solo nel tratto della Lima tra Fornoli e Ponte a Diana, nel territorio di Bagni di Lucca.
Ed è qui che è in atto l’ennesimo scontro sul disegno di una società genovese, Green Factory, e gli ambientalisti che osteggiano il progetto di costruzione di uno sbarramento in località Cevoli di Fabbriche di Casabasciana. Un impianto che, secondo operatori turistici e comitato “Salviamo la Lima”, avrebbe un impatto insostenibile e porterebbe danno alle attività del turismo fluviale – trekking, canoying e rafting in particolare – che hanno visto un boom di presenze in grado di riportare incassi e posti di lavoro a tutto il comprensorio.
Di recente nel luogo in cui dovrebbe sorgere la centralina ci sono stati due sopralluoghi, aperti a tutti, per verificare la variante portata al progetto dalla società che chiede l’autorizzazione. Dopo comitati, imprenditori del turismo e ambientalisti, anche la Pro Loco ha detto no all’impianto, ritendo la variante ancora più impattante.
Ma la Green Factory si fa forte dei pareri positivi avuti nel passato dai tecnici del Comune e ritiene la concessione un atto dovuto. Tira quindi dritto per la sua strada, puntando sul sì definitivo degli uffici della Regione ai quali sono passate le competenze in materia di progetti che riguardano l’ambiente. A decidere sarà una struttura della Regione che opera a Grosseto, assai lontano dal tardivo risveglio di amministratori e politici locali che, dopo aver dormito sonni profondi ai tempi dei primi sì dell’ufficio comunale, hanno provato a correre ai ripari con mozioni (anche in Regione, da parte del consigliere Stefano Baccelli del Pd) che ora dicono no alla centralina.
Più vigore amministratori e politici mettono invece nello schierarsi contro un altro progetto considerato dannoso per l’ambiente: il pirogassificatore che la Kme (produzione di rame) vorrebbe realizzare nello stabilimento di Fornaci. Proprio a valle del complesso turistico alberghiero de “Il Ciocco”, della famiglia Marcucci che lo gestisce in accordo con il gruppo Marriot. Una realtà difficilmente considerabile ininfluente nel “no” all’impianto arrivato dal Pd e da tutti i sindaci democratici del circondario, oltre che da comitati e ambientalisti.
L’unità di intenti in questo caso dovrebbe consentire di impedire la costruzione del pirogassificatore, come già era accaduto a valle, a Fornoli di Bagni di Lucca, quando politici e comitati avevano sventato la realizzazione di un grande impianto a biomasse che sarebbe dovuto sorgere al posto della industria Alce, chiusa dopo decenni di produzione del tannino, che tanti conflitti aveva portato con la salute e l’ambiente.
Se da una parte non cessano quindi gli appetiti delle aziende per sfruttare al massimo le opportunità offerte dal territorio, dall’altra si cominciano a vedere iniziative concrete per puntare invece sulla valorizzazione delle risorse che portano un flusso turistico sostenibile. Tutte le località puntano sulla gran quantità di prodotti dell’enogastronomia e sull’ambiente costellato di agriturismi, ma molti centri hanno da offrire anche arte e cultura. A Barga ha lasciato l’impronta della sua capacità il Della Robbia, a Castelnuovo ci sono le memorie dell’Ariosto e degli Estensi. Sempre Barga punta sulla vita e l’opera di Giovanni Pascoli, mentre Bagni di Lucca rispolvera le gesta di Matilde di Canossa, delle terme e del primo casinò d’Europa, grande attrazione per nobili, letterati e politici dell’Ottocento che la avevano eletta capitale della loro villeggiatura. E ancora la cittadina termale può puntare sulla presenza di poeti come Shelley e Byron, oltre che del grande figlio di Lucca, Giacomo Puccini, che a Bagni produsse parti delle sue opere dopo avervi suonato in gioventù per raccattare qualche soldo nei locali. Senza dimenticare la statua del “Cavaliere” ligneo attribuita a Jacopo Della Quercia, nel museo di San Cassiano di Controne.
Dopo decenni di oblio, pare che gli amministratori locali comincino ad accorgersi del tesoro che possono offrire ai turisti. Non è un caso che un gruppo di imprenditori abbia presentato al Comune di Bagni di Lucca un progetto per fare della zona la “Valle del benessere”, realizzando un grande albergo con strutture per il fitness e beauty farm proprio nell’area occupata dalla ex Alce a Fornoli, e progettando il progressivo recupero di tutti gli stabilimenti termali in disuso, nonostante i milioni di euro per il recupero e la riapertura spesi – o meglio: gettati al vento – una quindicina di anni fa.
Ma come è possibile assecondare questa grande opportunità di sviluppo e rilancio a fronte di progetti di industrie che tanto impatto avrebbero proprio sulle bellezze che si vogliono valorizzare? La risposta arriverà dalle scelte che le amministrazioni comunali e la politica sono chiamate a fare proprio in questi giorni.