Verde, il tesoro che Lucca non sa valorizzare

Due grandi parchi nel verde che collegano, non solo idealmente, la città storica alle colline. Curati, attrezzati, valorizzati e frequentati.

Il primo, quello dell’Acquedotto del Nottolini, tra Lucca e le pendici dei monti Pisani, a Guamo, oggetto di visite per gli amanti delle architetture idrauliche e della storia.

Il secondo, quello del fiume Serchio, un formidabile polo di attrazione per gli appassionati di sport fluviali e passeggiate distensive nella natura.

Utopia?

No, se si comincia a dare attuazione alle indicazioni più volte richiamate dagli urbanisti che lavorano ai piani strutturali o che si occupano della tutela del paesaggio.

No, se si prendono in seria considerazione progetti come quello del Fai e dell’Università di Pisa per il recupero del parco del Nottolini.

No, se si fa seguire alla meritoria opera di ripulitura e sistemazione del paramento delle Mura, ripulito dalle piante infestanti che lo stavano fagocitando, un’azione sistematica di manutenzione programmata per evitare che le erbacce, già ricresciute vigorose soprattutto nelle parti a nord, tornino in breve tempo ad attaccare gli storici mattoni e pietre. Vanificando l’impegno e i milioni di euro impiegati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per evitare lo scempio.

No, se si recupera la cultura del verde, radicata da secoli nei lucchesi, che faccia tornare ad una attenta cura e manutenzione del patrimonio arboreo, risorsa fondamentale per l’immagine del paesaggio, oggi sotto attacco non solo da parte di parassiti vecchi e nuovi, ma anche di opere di taglio che suscitano più di una perplessità.

No, se si evita di sprecare gli 800.000 euro di soldi pubblici spesi per realizzare la ciclopista Puccini lungo la riva destra del Serchio, che doveva collegare tutti i luoghi vissuti dal maestro a Lucca, Torre del Lago e Viareggio, mentre oggi si interrompe a Montuolo in un prunaio invalicabile.

No, infine, se si dà davvero attuazione alla “rete del verde” promessa negli anni da tanti politici che dovevano trovare il modo, anche a fini turistici, di mettere in collegamento risorse come l’Orto Botanico, i giardini della città, i parchi e le storiche ville delle colline per coordinare manifestazioni, visite e iniziative di enorme fascino e richiamo per un turismo di qualità. VerdeMura, Murabilia, Mostra delle Camelie e Mostra delle Azalee su tutte.

Anche in tempi in cui gli enti locali non dispongono di risorse (magari sarebbe meglio che evitassero di sprecare le poche trovate, vanificando grandi recuperi per mancanza di un piano di manutenzione costante e programmata), rispolverando la cultura del verde della città nell’azione dei politici e degli amministratori, Lucca potrebbe cominciare a rivedere qualche risultato.

Diverso dai pochi spiccioli ricavati, ad esempio, consentendo a gruppi privati che agiscono – legittimamente, sia chiaro – a scopo di lucro di sfruttare i corsi d’acqua con una crescente stenderia di dighe, traverse e centraline il cui impatto è sotto gli occhi di tutti.

A voler essere ottimisti, fa sperare il nuovo intervento della Fondazione Cassa di Risparmio che, sostenendo il progetto del Fai, ha stanziato i fondi necessari intanto per il recupero del tempietto del Nottolini, opera finale dell’acquedotto che scende dai monti Pisani. Un altro passo avanti si potrebbe avere se una o più forze politiche avessero la voglia di proporre sul tema del verde un consiglio comunale straordinario, nel quale presentare proposte.