Viareggio aspetta di conoscere il suo destino

Aspettando una sentenza – quella del Consiglio di Stato, sulle elezioni amministrative annullate dal Tar – Viareggio continua ad essere una città ingessata che scruta il futuro avvertendo brividi di freddo, brividi che promettono poco di buono: il porto (o meglio una parte delle concessioni) all’asta; all’asta anche alcuni impianti sportivi, a cominciare dalla piscina; in vendita il Centro Congressi Principe di Piemonte (il Principino), con tanti problemi quotidiani, a cominciare da quello della sicurezza (tre delitti in nove mesi), con zone della città dove vige una sorta di coprifuoco. Insomma, non c’è da stare allegri. Ma Viareggio è Viareggio: nel profondo dell’anima, ha sempre qualcosa a cui aggrapparsi per cercare di risorgere. Ci riuscirà anche stavolta? Chissà: la classe politica – ma anche gli imprenditori illuminati, che non mancano, anche se rimangono un po’ in disparte – dovrà pensare ad un ‘nuovo corso’ per la città che ormai da parecchi anni si trova a combattere non solo con la congiuntura economica internazionale che ha fatto flettere i comparti produttivi più redditizi – nautica e turismo – ma soprattutto con gli allegri conti della finanza comunale che hanno prodotto un dissesto stimabile in oltre cento milioni di euro. Una voragine colossale della quale nessuno – come il bambino trovato a mettere il dito nella marmellata – si è ben guardato dall’ammettere una men che minima responsabilità, se non diretta, quanto meno di omesso controllo. Insomma nella stanza dei bottoni non c’era nessuno… Ma la realtà è un’altra. Purtroppo: i viareggini si trovano a fare i conti con una città che rischia di vivere di ricordi. E per le nuove generazioni non è un segnale positivo.

Ma torniamo al presente: d’accordo, la sentenza del Consiglio di Stato è uno snodo importante, visto che con quel ‘documento’ si saprà se, come e eventualmente quando, la città dovrà tornare alle urne, oppure se nella stanza dei bottoni del primo cittadino potrà tornare a sedersi Giorgio Del Ghingaro. Un anno fa l’ex primo cittadino di Capannori aveva conquistato la città alla guida di una ‘macchina da guerra’ trasversale che aveva messo anche a nudo i limiti non solo del Pd cittadino ma anche dello stesso centrodestra che aveva preferito dividersi piuttosto che presentarsi compatto all’appuntamento elettorale. Del Ghingaro aveva cominciato a lavorare con la sua giunta, dovendo fare i conti con i conti del dissesto ma sulla sua attività amministrativa pesava il ricorso presentato da Massimiliano Baldini, escluso dal ballottaggio (c’era andato il candidato ufficiale del Pd, Luca Poletti) per una manciata di voti. Il ricorso era stato ritenuto fondato perché in due sezioni, la 2 e la 28, i conti non tornavano. Da qui la sentenza choc del Tar che aveva deciso di annullare le elezioni. Il sindaco Del Ghingaro e la sua giunta erano stati congelati: avanti con il commissario straordinario Fabrizio Stelo – Il terzo nell’ultimo decennio nella vita amministrativa viareggina – che con impegno ha cercato di gestire l’ordinario confrontandosi con tanti problemi. La sentenza del Consiglio di Stato aprirà tre possibili scenari: se arriverà la conferma della decisione del Tar, si tornerà alle urne in primavera, resta da capire se tornerà a votare tutta la città oppure solo gli iscritti alle due sezioni nelle quali la Prefettura ha certificato gli errori. Se invece il Consiglio di Stato annullerà la sentenza del Tar, Giorgio Del Ghingaro potrà tornare a fare il sindaco. Con possibili novità in giunta e anche nei rapporti con gli ‘amici’ del Pd, con i quali da tempo sono in corso manovre di riavvicinamento, manovre che non sono semplici perché c’è da mettere d’accordo chi fino a pochi mesi fa si è fatto la guerra senza esclusione di colpi.

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