Viareggio, Carnevale ultimo atto. Ma i rioni preparano la fronda nel futuro

Non fateci caso. Anche se da mercoledì scorso è iniziata la Quaresima, a Viareggio è ancora tempo di Carnevale per l’ultimo (?) atto. E’ vero che l’ospite più atteso e gradito (il sole) rischia di non essere presente, oggi pomeriggio e in notturna va in scena il corso mascherato sui viali a mare con la sfilata dei carri di prima e seconda categoria, bande, mascherate e ‘carrette’. Il solito cliché prima del gran finale pirotecnico che sarà comunque preceduto dai verdetti. Verdetti che – come al solito e fedeli alla tradizione – faranno discutere. Ma questo non è un problema.

Il vero problema, che va al di là della bellezza dei carri, che doveva essere risolto nell’arco delle tre settimane e spiccioli di Carnevale, una prima soluzione è già stata trovata: gli incassi al botteghino sono stati in linea con il preventivo, anzi qualcosa di più. Sorrisi sgargianti e ottimismo in attesa del tirare delle somme finali, quando il bilancio dovrà essere certificato e santificato, grazie ai contributi pubblici e alle sponsorizzazioni, in maniera tale che i carristi, vinti e vincitori, non debbano fare i salti mortali per ricevere il saldo dei compensi. Insomma dal punto di vista economico, se tanto mi dà tanto, la formula Maria Lina Marcucci ha funzionato trovando nei primi quattro corsi, in particolar modo nel terzo, un grande alleato nel bel tempo e nel sole. I 640 milioni incassati nella terza tornata non costituiscono il record (vecchio di sette anni) ma indubbiamente hanno irrobustito la voce attiva del bilancio: sorrisi a trentadue denti non solo per la Fondazione Carnevale ma anche per ristoranti, alberghi, bar & compagnia bella: chi si è lamentato, pochi per la verità, da contare sulle dita di una mano, appartengono alla categoria di quelli a cui concedi una mano e vorrebbero un pezzo di braccio, se non tutto l’arto. Ovvero: gli incontentabili in servizio permanente effettivo che spesso sono anche specialisti… dello scontrino. Ma questa è un’altra storia.

Il Carnevale 2018 è pronto a indossare le pantofole per andare in archivio portando con sé il ricordo di alcuni carri spettacolari, non solo di pura satira politica internazionale ma anche affrontando temi sociali: un Carnevale che ha suscitato il sorriso ma anche promosso una riflessione interiore, suscitando sui puristi della ‘festa del divertimento’ qualche distinguo e alimentando polemiche. Viareggio ha dimostrato di essere viva e pulsante, con tanta voglia di riaffermare la propria identità. Peccato semmai che dai quartier generale delle feste rionali si siano levate voci preoccupanti per il futuro: c’è chi pensa al disimpegno, chi a un ridimensionamento. I costi di gestione sono aumentati, i rapporti con i commercianti locali si stanno sfilacciando e la forza-lavoro volontaria comincia a sentire il peso degli anni. Ci sarà un anno per ricucire gli strappi: la Fondazione, dopo il sorriso per l’incasso al botteghino e la risposte in termine di audience televisivo, non deve sottovalutare le voci che arrivano dalla città. Certo, il palcoscenico mediatico regala emozioni e visibilità internazionale ma guai a perdere il contatto con il territorio, con quei quartieri che hanno fatto – subito dietro i carristi – la storia del Carnevale.