Viareggio, ecco le stazioni di una via Crucis iniziata dieci anni fa

Non ci sono quattordici stazioni come per la Via Crucis di Gesù il Nazareno. Ma Viareggio (e i suoi dintorni) ha una sua Via Crucis,sorta all’improvviso. E’ stata sufficiente una scintilla. Un’esplosione di gpl. Poi tante esplosioni. Il fuoco. E la vita di tante persone finisce. Di altre, una vita che non è più la stessa. Dalla notte del 29 giugno 2009, il disastro ferroviario che provocò 32 vittime, tutto è cambiato. Ci sono queste stazioni del dolore che ricordano però cosa è accaduto nell’arco di una manciata di minuti, un intero quartiere sventrato dall’esplosione seguita dal deragliamento del treno merci, con le cisterne di Gpl, partito da Trecate in provincia di Novara e diretto a Gricignano, Caserta.

La liturgia del ricordo si è messa in moto da qualche giorno per toccare sabato sera il suo momento più alto, quando alle 23,50 in via Ponchielli e dintorni – di fronte a migliaia di persone – verranno letti i nomi delle 32 vittime del disastro ferroviario che ha segnato non solo la storia di Viareggio ma anche d’Italia. Una storia che non è ancora finita sul piano giudiziario (dopo le condanne in Appello, in primis l’allora amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, gli imputati possono ricorrere in Cassazione: i loro legali sono già al lavoro) ma che non potrà mai finire perché le stazioni di questa ‘nuova’ via Crucis, Viareggio e i viareggini, in particolar modo i familiari delle 32 vittime, vorranno ripercorrerla sempre. Per ricordare e per non dimenticare. Per chiedere ogni volta ‘più sicurezza sulle linee ferroviarie che attraversano il Paese perché quel che è accaduto a Viareggio alle 23,50 del 29 giugno 2009 non debba più accadere’.

Una lunga via Crucis che si dipana prima di tutto attorno alla stazione ferroviaria: è all’incrocio fra via Burlamacchi e via Garibaldi – a fianco della sede della Croce Verde – dove probabilmente c’è la prima vittima in quella notte di fuoco e di angoscia. Si chiamava Rosario Campo, originario della Sicilia, da tempo lavorava a Viareggio: quella sera aveva dimenticato il cellulare nel magazzino della sua azienda nell’area industriale della Bocchette. Convinse la moglie ad accompagnarlo. ‘Così poi facciamo un salto in Passeggiata a prendere un gelato’. Rosario è’ in scooter, il semaforo è rosso sulla via Burlamacchi. Forse non si è accorto del deragliamento avvenuto un minuto prima del suo arrivo. E’ un attimo. Fatale. L’esplosione. Il fuoco che divora lo scooter. Non solo il mezzo. Anche le persone… Rosario rimarrà in mezzo alla strada, coperto poi pietosamente da un telo. La moglie, ustionata, tratta in salvo dai volontari della Croce Verde, a loro volta scossi dall’esplosione che ha danneggiato la sede e alcune ambulanze.

Seconda, terza e quarta stazione della via Crucis:  via Ponchielli, via Porta a Pietrasanta, la passerella ferroviaria (che non esiste più, ma che ha una storia di dolore, per le vittime, e di eroismo e grande professionalità, per i vigili del fuoco). Ogni metro, ogni casa. Uno, due, tre lutti. Ferite. Traumi psicologici mai più rimossi. Strade-martiri, come martiri sono le persone che all’improvviso hanno perso la vita oppure finite all’ospedale, ustionate o ferite gravemente. Strade risorte dalla macerie di quella notte. Strade che – ogni volta che uno ci passa e conosce la storia – non può fare a meno di commuoversi, soprattutto quando nel ‘Parco degli Angeli’ nota la scultura che ricorda le 32 vittime.

Sono luoghi da via Crucis anche il pronto soccorso (ma anche gli oltre ospedali di tutta Italia che accolgono i feriti), la pista di atterraggio degli elicotteri, la sala convegni del ‘Versilia’, a Lido di Camaiore: cinque chilometri dal luogo del disastro ferroviario. Altre tre fermate del dolore e della speranza: dolore per chi in quelle stanze nelle ore immediatamente successive alla bomba di fuoco, ha medicato, curato, diagnosticato, rincuorato i feriti; speranza per chi dall’ospedale versiliese, in elicottero, è stato trasferito nei centri specializzati per curare i grandi ustionati, viaggi della speranza, con i pazienti ‘foderati’ di alluminio, con addosso il dolore fisico e nella mente un altro tipo di dolore, il pensiero ‘ma che cosa sarà accaduto ai miei cari?’. E poi la sala convegni, prima camera ardente  la condivisione del dolore, il ritrovo dei parenti delle vittime, il cui elenco giorno dopo giorno diventava sempre più lungo in uno stillicidio che metteva a dura prova anche gli stessi medici. Dolore e choc per tutti, anche per funzionari dello Stato che di fronte alle vittime non seppero resistere…  In mezzo a queste stazioni di dolore, c’è anche una stazione di speranza: è la stanza dell’ospedale dove il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano incontra Leonardo Piagentini, il ‘soldatino coraggioso’ che regala al visitatore un disegno. Quel disegno – due angioletti saliti in cielo, i suoi fratellini scomparsi,  così come la mamma – diventerà un’icona di speranza. Per ripartire, dopo essersi asciugati le lacrime.

E SONO stazioni della particolare via Crucis viareggina anche due luoghi che hanno tradizionalmente un’altra destinazione: il palazzetto dello sport e lo stadio dei Pini-Bresciani. Al Palasport venne infatti allestita la camera ardente ufficiale in attesa dei funerali di Stato della vittime: le migliaia di persone, provenienti da tutta la Toscana che resero visita alle salme. Poi lo stadio con quindicimila persone, sul terreno e sulle tribune, a far sentire ai parenti delle vittime la partecipazione convinta e non accademica di tutta la città.

L’ultima stazione è il santuario al cimitero della Misericordia dove sono sepolte molte delle vittime del disastro ferroviario: e pensare che qualcuno nelle ultime settimane lo ha più volte violato portando via piccoli ricordi lasciati dalle famiglie sulle tombe dei loro cari… Come aggiungere dolore a chi con il dolore deve convivere ogni giorno, dall’alba al tramonto. La città, dopo il lutto cittadino, è pronta ad un nuovo grande abbraccio collettivo.