Viareggio, il Carnevale fra tradizione popolare e economia da rilanciare

Levatemi tutto ma non toccatemi il Carnevale. Se c’è qualcosa che cementa i viareggini (eccezion fatta per i bastian contrari in percentuale fisiologica per qualsiasi evento), è l’impasto di coriandoli e cartapesta che produce spettacolo nel segno dei carri che sfilano sui viali a mare. Spettacolo, cultura e tradizioni popolari ma anche economia, non dimentichiamolo mai, anche se il vero valore aggiunto della manifestazione – che quest’anno prende il via sabato 27 gennaio – non è tanto la bravura dei carristi o dei mascheratisti, quanto il bel tempo: se non piove e non c’è vento, il ‘pieno’ ai botteghini è assicurato. Se poi c’è il sole…. pancia mia fatti capanna, nel senso che gli incassi del Carnevale (nelle edizioni di punta anche più di mezzo milione di euro) trascinano anche quelli delle attività turistiche, ristoranti, pizzerie, alberghi, bar e ora anche B & B, non solo in città ma anche nei Comuni confinanti.

Il Carnevale 2018, firmato ancora dal presidente della Fondazione Maria Lina Marcucci, nasce con la novità assoluta che solo due dei cinque corsi canonici si svolgeranno la domenica: il via sabato 27 con la sfilata dei nuovi carri sui viali, si passa poi a domenica 4 e a quella successiva, l’11 febbraio, quindi Martedì grasso il 13 e gran finale all’imbrunire di sabato 16 febbraio, con proclamazione dei vincitori e fuochi d’artificio: tutto quanto fa spettacolo, dunque, visto che la domenica 28 lo spettacolo (non a pagamento) si sposterà all’interno del perimetro della Cittadella, la casa dei carristi.  Ma il Carnevale deve sempre tenere sotto controllo i conti perché – lo dice la storia e lo testimoniano i bilanci – senza i contributi pubblici non potrebbe fare tanta strada da solo. Ecco che la partita diventa sempre più difficile e al tempo stesso più intrigante visto che la Fondazione, con in prima fila il presidente Maria Lina Marcucci, deve aguzzare l’ingegno per trovare altre fonti di redditi, da abbinare agli incassi e ai contributi pubblici.
Il brand ‘Carnevale di Viareggio’ viene esportato in mezzo mondo – si guarda con attenzione strizzando l’occhio non solo agli Stati Uniti, ma anche ai paesi arabi e soprattutto alla Cina – con il chiaro intento di suscitare interesse. Il seme del primitivo interesse potrebbe diventare una pianta che produce sponsor e anche pacchetti-vacanze in città e nel resto della Toscana. E’ questa la grande scommessa da vincere.
E proprio in questa ottica, la Fondazione ha optato per i due corsi di sabato, nel tentativo di favorire l’affluenza dei turisti del Carnevale per un weekend lungo almeno 48 ore e non con il ‘mordi e fuggi’ della domenica. Per il terzo corso – nel mezzo fra i giovedì e il martedì grasso – non ci sono problemi; gli alberghi di Viareggio (quelli che sono aperti) e dintorni possono già esibire il cartello ‘tutto esaurito’. Ma sarà sufficiente questo prevedibile pienone a soddisfare gli imprenditori del settore o avranno ancora una volta da ridire spaccando in quattro il capello della polemica? Lo vedremo presto. Un fatto è certo: la nuova formula, con solo due corsi di domenica, ha bisogno di essere messa alla prova. Se il tempo non farà le bizze, è probabile che si arrivi in fondo senza affanni e con la prospettiva che i conti – avendo raschiato il barile per tutte le economia di spesa possibili – possano tornare. In caso contrario ci sarà il consueto tiro al bersaglio contro i sostenitori del ‘nuovo’. Basta farci il callo: il Carnevale è (anche) satira e la satira prevede la polemica graffiante. Quindi se vuoi stare al gioco, devi accertarla: prendere o lasciare.

E i carri? Preparatevi a sorridere ma anche a riflettere, visto che accanto al faccione di cartapesta dei due aspiranti pugili nucleari, Kim Jong e Trump, ci saranno anche costruzioni ispirate alla dissipazione del denaro pubblico, agli effetti mortiferi del fumo, ai problemi quotidiani che devono affrontare i disabili, al rischio della guerra. Immagini che faranno ancora una volta storia. Immagini che per il momento sono solo sui bozzetti cartacei e non ancora tridimensionali (ma chi ha sbirciato negli hangar della Cittadella del Carnevale assicura che ‘vedremo delle vere e proprie opere d’arte’), ma pronte a conquistare il pubblico, semplicemente facendolo sorridere o proponendo una sorpresa per farlo riflettere. Ma proprio su quest’ultima ‘deriva’ non tutti sono d’accordo: ‘lasciateci divertire, non createci altre tipi di angoscia almeno in questo periodo….’ affermano i sostenitori del Carnevale-scacciapensieri. Favorevoli e contrari, Come sempre. Nella terra del Granducato, i Guelfi e i Ghibellini continuano a esistere: non è male, la dialettica dovrebbe aiutare a crescere. Speriamo che lo faccia davvero.