Viareggio, il Cgc compie 70 anni: una società che dà impulso all’economia turistica

Era una serata fredda che faceva da antipasto ad una notte buia e tempestosa (tranquilli, non è l’incipit di un thrilling…), quel 20 novembre 1947. Un freddo autunnale già pungente. Viareggio faceva fatica a ripartire, gli effetti devastanti prodotti della guerra non erano stati ancora completamenti rimossi dalle strade e dalle piazze, ma soprattutto nella testa e nei pensieri della gente. C’era però voglia di ripartire, di ricostruire una città, di rimettere in moto anche l’economia, non legata solo a quella delle vacanze. Quel 20 novembre si accese una luce, non solo premendo sull’interruttore all’interno di una delle stanze del Gran Caffe’ Margherita, il locale per eccellenza della Passeggiata: per volontà di una ventina di sportivi (che nella vita di tutti i giorni erano impiegati, operai, professionisti, marittimi) nacque il Centro Giovani Calciatori. Il fiocco rosa per una società sportiva. Nessuno pensava che quel 20 novembre 1947 sarebbe diventata una data da consegnare alla storia visto che da quel giorno in avanti è cominciata, a piccoli passi, l’epopea di una società che ha fatto la storia dello sport locale, nazionale e internazionale visto che un anno e mezzo dopo avrebbe fatto sbocciare la prima edizione del torneo giovanile di Viareggio-Coppa Carnevale.
‘Noi siamo eredi di quel gruppo di dirigenti – ha sottolineato l’attuale presidente del Cgc Viareggio, Alessandro Palagi –: rileggendo il primo stato sociale, emerge soprattutto un grande amore per la città e la volontà di fornire ai giovani le condizioni migliori per fare sport, per aiutarli crescere e diventare uomini’. Ma Palagi mette l’accento anche su un altro aspetto, che nel corso degli anni – nel 2018, la Coppa Carnevale taglierà il traguardo della 70esima edizione, anche se il torneo ha cambiato nome, ora Viareggio Cup, la filosofia non è cambiata – si è trasformato in oro colato per l’economia cittadina: l’aumento del numero delle squadre partecipanti e l’attenzione mediatica, ha di fatto prodotto un incremento dell’economia turistica nei mesi invernali. ‘Ci sono state edizioni – ha spiegato ancora Palagi – in cui abbiamo avuto oltre venticinquemila presenze, solo legate alla Coppa Carnevale: sono numeri che avrebbero dovuto far riflettere la città ma spesso abbiamo dovuto fronteggiare un muro di indifferenza’
Il Cgc Viareggio dunque non ha fatto e fa solo sport, ma dà impulso all’economia che va a incidere non poco nel terziaro di Viareggio e del resto della Versilia, quando inizia la Coppa Carnevale-Viareggio Cup: in città, il Centro ha promozione sportiva con oltre quattrocento tesserati, nelle sezioni calcio, hockey su pista, atletica leggera e basket. ‘Abbiamo il dovere di proseguire sulla strada tracciata settanta anni fa perché è ancora attuale’ ha ribadito Palagi. E la conferma è arrivata proprio nei giorni scorsi quando il Cgc Viareggio ha acquistato all’asta il palazzetto dello sport, dopo il fallimento della Patrimonio, la società partecipata del comune di Viareggio. Gli impianti sportivi che da pubblici diventano primati sono uno degli effetti devastanti del dissesto economico dell’ente locale, il prodotto di quella mala-amministrazione (cattiva gestione ma anche evasione a livelli spropositati: chi doveva controllare che cosa ha fatto?) che ha caratterizzato soprattutto la prima decade del nuovo millennio.
La ‘nuova’ casa del Cgc Viareggio si appresta dunque a diventare il palazzetto dello sport: tra l’altro per rimanere aperto e consentire lo svolgimento delle partite del campionato nazionale di hockey su pista, erano stati proprio i soci e i dirigenti del Cgc a trasformarsi in imbianchini, manovali, stuccatori, operatori ecologici per metterlo nelle condizioni previste dal regolamento. Non è un caso che questo sforzo abbia poi consentito alla società di ospitare in rapida successione la final four della Coppa Cers, della Supercoppa Italiana e della Supercoppa Europea di hockey su pista, eventi che hanno sì fatto accendere i riflettori sullo sport ma anche portato in città centinaia di appassionati-turisti provenienti dall’Italia, dalla Spagna e dal Portogallo. Come dire: ancora presenze turistiche grazie ai ‘prodotti’ targati Cgc Viareggio.
E per il 2018, ecco la Viareggio Cup numero 70: i preparativi sono già a buon punto. Si sussurra l’arrivo di formazioni provenienti dalla Cina, dal Giappone, dall’Africa ma soprattutto dall’Argentina. Ma dopo la mancata qualificazione ai mondiali di Russia, probabilmente saranno le formazioni italiane quelle osservate con maggiore attenzione nella speranza che proprio dalla Viareggio Cup possa essere gettato il seme per la rinascita del pallone nazionale. Non sarebbe la prima volta: nel 2007, dopo lo stop del calcio per la morte dell’ispettore di polizia Raciti a Catania, la prima partita – a porte chiuse – che venne disputata in Italia fu proprio al torneo viareggino organizzato dal Cgc Viareggio. Alle prime volte, al messaggio universale del pallone, la società viareggina è abituata: negli anni della ‘Guerra Fredda’, allo stadio dei Pini di Viareggio arrivavano le squadre della vecchia Cecoslovacchia; la prima squadra cinese di calcio a giocare un torneo è stato il Pechino nel 1977 a Viareggio, negli anni successivi alla ‘mattanza’ della ex Jugoslavia, la Coppa Carnevale ha ospitato squadre croate e serbe; senza dimenticare la storica presenza nella stessa edizione di una selezione palestinese e degli israeliana del Maccabi Haifa. ‘Ecco perché – ha concluso il presidente Viareggio, Alessandro Palagi – il Cgc Viareggio è qualcosa più di una società sportiva’.