Viareggio, in Corte di Appello il processo per la strage con il nodo prescrizione

Forse è solo un caso. Ma a distanza di cinque anni esatti, il processo per la strage alla stazione ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 (32 vittime e decine di feriti) torna in aula: il 13 novembre 2013, nella aule del tribunale ‘distaccato’ nel Polo fieristico  di Sorbano del Vescovo nell’immediata periferia di Lucca iniziò il processo  di primo grado; domani, 13 novembre 2018, in Corte di Appello a Firenze, prende il via il secondo round. Battaglia sicura, dopo la presentazione dei ricorsi da parte degli avvocati degli imputati condannati in primo grado (la sentenza era arrivata il 31 gennaio 2017), fra i quali l’ex numero uno delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Il processo si era concluso con 23 condanne e 10 assoluzioni. Ma ora si ricomincia. Uno scenario molto complesso visto che le difesa appaiono intenzionate a rigiocare di fronte ai giudici fiorentini la stessa carta di cinque anni fa per rimettere in discussione la legittimità della scelta di Lucca e di ‘giudici viareggini’ per giudicare gli imputati. Armi affilate e nervi saldi. Si parte con il peso di duecento faldoni che il Tribunale di Lucca ha inviato a Firenze. Domani, il via con la solita liturgia del debutto, con sullo sfondo le polemiche – mai sopite, anzi arricchite da interventi di esponenti del governo giallo-verde – legate alla prescrizione, per alcuni degli imputati condannati in primo grado. Più volte Marco Piagentini, presidente dell’associazione ‘Il mondo che vorrei’ (che raccoglie le famiglie delle vittime della strage), ha sottoposto urbi et orbi il suo pensiero, con destinatari coloro che il 31 gennaio 2017 erano stati giudicati colpevoli: ‘Se credete davvero alla giustizia, dovete rinunciare alla prescrizione’.  Invito che fino ad oggi è rimasto inascoltato anche se proprio nelle ultime ore, per un’audizione, Piagentini e altri esponenti del ‘Mondo che vorrei’ sono stati invitati a Roma dalla Commissione giustizia e affari costituzionali della Camera, riunite in seduta congiunta. Tra l’altro, lo stesso guardasigilli Alfonso Bonafede ha più volte ribadito che ‘la riforma della prescrizione è nel contratto per il governo del cambiamento: non vogliamo una legge che sia meramente punitiva, ma una legge giusta che abbia riguardo nei confronti delle parti offese e delle famiglie delle vittime. A loro dobbiamo giustizia’. Quella giustizia che – come hanno più volte sottolineato i famigliari delle vittime – che si avvia a cancellare, per il raggiungimento dei termini della prescrizione, due capi di imputazione incendio colposo e lesioni colpose plurime gravi e gravissime. ‘Non è giusto, non è giusto’ ribadiscono con una sola voce chi quella notte e nei giorni successivi, per le ferite e le ustioni, perse figli, fratelli, genitori.

Un clima caldo, da estate di San Martino arricchito in città da un episodio che ha fatto lievitare la tensione: lo smantellamento anticipato di un gazebo che l’associazione ‘Il Mondo che vorrei’ aveva montato in Passeggiata, arricchito dalla struggente immagine del ‘Manifesto del dolore’, i volti delle 32 vittime, per sensibilizzare Viareggio ma anche i turisti della domenica sulla ripresa del processo. Ma anche in questa occasione, la solerzia di qualcuno – un ‘qualcuno’ che sembra svanito nel nulla: i  vigili urbani sono andati a controllare se c’era l’autorizzazione scritta per il gazebo – ha calpestato il buon senso. Forse è stato solo un malinteso ma è accaduto. Così neppure in questa battaglia per ‘Giustizia e Verità’ per la strage e le sue vittime, la città ha trovato modo di compattarsi, sfilacciandosi un’altra volta in polemiche che profumano molto di campagna elettorale anticipata.