Viareggio, la mina vagante del Buonvento di Del Ghingaro

“Se qualcuno pensava che Giorgio Del Ghingaro si sarebbe limitato a fare solo il sindaco di Viareggio, si sbagliava di grosso. Il primo cittadino pensa e viaggia anche in un altra dimensione. Non virtuale ma reale. Da Viareggio si può guardare il mondo, spaziando da Lucca e Firenze a Roma. Chi vivrà, vedrà. In ogni caso, quando Del Ghingaro e i suoi pasdaran hanno dato vita all’associazione politico culturale Buonvento (autunno dello scorso anno), non c’è voluto molto a capire che da Viareggio il nuovo verbo avrebbe potuto fare proseliti anche nei Comuni vicini – nel caso specifico, soprattutto Camaiore, ma anche Forte dei Marmi – dove fra qualche mese i cittadini andranno a votare per le elezioni amministrative.

Modello da esportare

“Buonvento vuole parlare a tutti – aveva detto Del Ghingaro, il giorno della presentazione del movimento -: vogliamo la partecipazione attiva dei cittadini”. Esportare il modello Viareggio (un candidato non espressione di un partito o di una coalizione, ma solo di movimenti) a Camaiore e Forte dei Marmi potrebbe essere la scommessa delle prossime settimane, mandando in questo modo anche un chiaro messaggio al Partito democratico che continua a guardare – nonostante qualche tentativo sotterraneo di mediazione – con il fumo negli occhi la gestione delghingariana della città.

“Comportamenti stalinisti”

Pochi giorni fa, Del Ghingaro era stato categorico nell’affermare che nel Pd c’erano stati “comportamenti stalinisti’, con tessere negate a chi si è schierato al suo fianco per avendo avuto incarichi nel Pd in altri Comuni (Federico Pierucci a Massarosa) e altre decisioni che sono sembrate ripicche nei confronti dei sostenitori del primo cittadino, pur avendo in passato avuto queste persone anche incarichi all’interno del partito. Se Del Ghingaro sbarcherà a Camaiore (con il sindaco Alessandro Del Dotto non c’è feeling) e Forte dei Marmi, la sua lista potrebbe diventare una mina vagante in vista delle amministrative di primavera.

La pressione sul Pd

Insomma c’è l’impressione che il sindaco di Viareggio voglia utilizzare Buonvento come. un’arma per convincere il Pd, quanto meno, a stemperare l’ostracismo nei suoi confronti. Difficile ma non impossibile. Era scontato che non sarebbe stato facile ricucire lo strappo e ricomporre i cocci rotti durante la velenosa campagna elettorale a Viareggio, con il Pd spaccato in due. Anche la leggerezza con il quale il premier Matteo Renzi – al termine di una manifestazione per il referendum svoltasi in città – aveva invitato i contendenti “a fare la pace”, era sembrata fuori luogo: Del Ghingaro e il Pd viareggino non si prendono, pochi i punti di contatto, troppi quelli di divergenza. Ognuno per la sua strada, dunque. E chi si è visto, si è visto. Nel senso che se – ora passiamo al campo delle ipotesi – Camaiore e Forte dei Marmi (giunte guidate da esponenti del Pd) dovessero finire nell’orbita dell’opposizione dopo il verdetto delle urne, la resa dei conti potrebbe diventare un bagno di sangue politico.

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