Viareggio, la voglia di pace mondiale ruota attorno al pallone

‘Se fosse stato possibile, ci avremmo riprovato. D’altronde è la nostra missione: il torneo non è solo un inno al calcio ma anche alla pace mondiale’. Quel ‘ci avremmo riprovato’ pronunciato sottovoce dal presidente del Cgc Viareggio, Alessandro Palagi nasconde il sogno sfumato di ripresentare sedici anni dopo al torneo giovanile (la vecchia Coppa Carnevale, che ora si svolge a marzo con l’etichetta della ‘Viareggio Cup’) una formazione israeliana e una palestinese: accadde nel 2002 e il clamore di quell’incontro, sei mesi dopo il dramma delle Torri Gemelle, con i venti di guerra in Afghanistan e in Iraq che turbavano il vivere quotidiano, con lo spettro della ‘guerra di religione’, portò veramente in orbita planetaria sul piano mediatico la manifestazione viareggina.

PER L’EDIZIONE che prenderà il via il 12 marzo, niente da fare, nonostante ci fosse stato l’esempio distensivo delle due Coree in chiave olimpica: così il progetto solo sussurrato nella sede della società nel centro di Viareggio, non è neppure decollato visto che poi sul panorama internazionale è arrivato il carico da undici del presidente americano Donald Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele che ha prodotto nuova tensione in Medio Oriente. ‘Sarebbe stato bello, molto bello’ hanno commentato i dirigenti del Cgc Viareggio, rivangando dall’album dei ricordi la presenza di formazioni provenienti dai paesi del ‘Patto di Varsavia‘ quando il mondo era spezzato in due e il rischio di una guerra nucleare globale è stato reale; oppure quando prima e dopo la sanguinosa carneficina nei paesi-nazione della ‘vecchia’ Jugoslavia, arrivavano formazioni da Belgrado, Zagabria, Spalato, Sarajevo e Mostar, ognuno con il suo credo religioso; o quando, per la prima volta in Europa, arrivò una formazione di calcio cinese (era il 1978), novello Marco Polo del pallone alla rovescia.

QUEL 28 gennaio di sedici anni fa, a Viareggio, attorno allo stadio dei Pini e negli alberghi dove erano alloggiate i ragazzi del Maccabi Haifa e della selezione palestinese dell‘Arab Jerusalem c’era un’atmosfera particolare: un mix di tensione e preoccupazione ma sullo sfondo anche l’orgoglio per essere riusciti a creare un ‘evento’ nel segno della pace mondiale. Non va dimenticato che a quell’edizione del torneo c’era anche una selezione giovanile di New York, la città martire delle Torri Gemelle: a Viareggio, gli apparati di sicurezza non erano mai stati messi sotto pressione in quel modo. Non è leggenda: al seguito degli israeliani c’erano anche agenti del Mossad. Insomma, elettricità sotto traccia, con il pallone che cominciava a rimbalzare. Arabi e israeliani sfilarono in pista, foto e immagini di quel giorno e della serata di gala nella sala ‘Puccini’ del Centro Congressi Principe di Piemonte, sono diventate delle vere reliquie per gli appassionati di calcio e soprattutto per chi crede che il pallone e in generale lo sport possa essere un ingrediente per alleggerire le tensioni internazionali. Tensioni che a Gerusalemme erano quotidiane, ora dopo ora: le misure di sicurezza messo in atto dallo stato di Israele avevano portato anche al fermo di tre ragazzi e un dirigenti della selezione, pochi giorni prima di partire per l’Italia, destinazione la ‘Coppa Carnevale’ di Viareggio, ospiti del Comune con il sostegno del comitato locale dell’Uisp.

‘E’ una guerra decisa in alto, non dai popoli da mai politici’ disse il dottor Mark Berber, medico sociale del Maccabi Haifa, squadra che aveva nel suo organico anche arabi palestinesi. ‘Siamo contenti di poter giocare per la nostra gente, di poter dimostrare al mondo che vogliamo vivere come tutti gli altri popoli – aveva sottolineati Akhmed El Kawaj, allenatore della selezione palestinesi -. Certo sarebbe bello che lo sport fosse la nostra unica arma’.  Frasi che riprese a distanza di sedici anni continuano ad essere, purtroppo, attuali….