Viareggio rischia di perdere gli impianti sportivi: andranno all’asta… ma non tutti

C’era una volta una città all’avanguardia negli impianti sportivi. Stadio, piscina e palazzetto portavano in grembo da un anno all’altro manifestazioni che producevano non solo spettacolo ma anche ritorno economico per Viareggio e il resto del comprensorio. Una parte di questo patrimonio sportivo immobiliare andrà presto all’asta, destinato ad essere acquistato dal miglior offerente, per effetto del fallimento della società Patrimonio, la partecipata del Comune che da diverso tempo (ma le sofferenze non sono ancora finite) deve dare i conti con il disastro del dissesto. Dissesto economico da oltre cento milioni di euro, se non di più, del quale nessuno dei politici che hanno guidato la città negli ultimi venti anni, ad oggi, ha mai recitato pubblicamente il ‘mea culpa’ o fatto un po’ di sana autocritica. Sia chiaro: le colpe di questo disastro non sono dell’attuale giunta anche se il sindaco Giorgio Del Ghingaro, dal suo insediamento in avanti, era convinto che la gestione del dissesto sarebbe stata meno contorta e penalizzante per la città di quel che si è poi rivelata alla prova dei fatti.

C’è dunque il fallimento della Patrimonio (che nel suo… patrimonio sociale aveva il palazzetto dello sport, la piscina comunale, il centro sportivo ‘Marco Polo‘ e il campo scuola ‘Giuliano Del Chiaro‘) con cui la città deve fare i conti. E che conti. Con una parte degli impianti sportivi all’asta non c’è da stare allegri visto che al momento il futuro è avvolto in un’angosciosa incertezza che condiziona non solo lo sport di base ma anche il futuro di alcune manifestazioni che in passato avevano garantito presenze turistiche che in tempo di bilanci di fine anno garantivano il segno più. Una di queste, il meeting internazionale di nuoto ‘Mussi Lombardi Femiano’ –  che per diverse edizioni ha visto come assoluta protagonista Federica Pellegrini – prima è emigrata a Massarosa e da quest’anno approderà nella piscina comunale di Livorno. ‘Mi piange il cuore – ha detto il presidente del comitato organizzatore Giovan Battista Crisci – ma non c’era altra alternativa: Livorno ci ha accolto a braccia aperte, qui nessuno, a parte il prefetto, ha mosso un dito’. Per gli ortodossi della tradizione, per gli Ultras della viaregginità, uno schiaffo alla città. Schiaffo meritato, se si pensa che da tempo, anche prima del dissesto la piscina – finita all’asta – non aveva avuto l’attenzione necessaria da parte chi manovrava la cloche dell’amministrazione comunale. Se per il palazzetto dello sport, in fondo al tunnel ci potrebbe essere una fiammella di speranza (legata al Cgc Viareggio, la società che da 70 anni organizza la Coppa Carnevale di calcio conosciuta in tutto il mondo), per la piscina, per il centro sportivo ‘Marco Polo’ e per il campo scuola ‘Giuliano Del Chiaro’ al momento tutto tace. C’è il rischio che l’asta possa andare deserta e che gli impianti, una volta concluso l’opera del curatore fallimentare, possano essere chiusi. Non c’è quindi da essere allegri: una città di mare con la piscina chiusa – come è stata per diversi mesi lo scorso anno – è un altro colpo all’autostima della gente.

Se tanti anni fa Viareggio era nella top parade nazionale dell’impiantistica sportiva e delle manifestazioni di respiro internazionale (a cominciare dallo stadio dei Pini che continua a perdere colpi e fascino, anno dopo anno) ora siamo quasi agli antipodi: il tutto condito dal grido d’allarme lanciato dalle categorie economiche che una volta conclusa la confortante, per numeri e presenze, stagione estiva, si lamentano del fatto che ‘nel periodo autunnale mancano eventi, anche sportivi che possano richiamare pubblico’. Mai come in questa occasione il vecchio adagio ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’ appare sintonizzato sulla lunghezza d’onda della realtà cittadina. Tutto il resto è attesa dell’asta per gli impianti sportivi con uno struggente sguardo al passato che provoca attacchi di malinconia e crampi allo stomaco perché  nel periodo di bassa stagione gli impianti sportivi erano il collettore di tanti appassionati provenienti da mezza Europa, stregati dal clima mite, dall’accoglienza e dalla qualità e funzionalità delle strutture pubbliche. Ma da diverso tempo la vena aurifera di questo filone ha cominciato ad esaurirsi perché l’offerta – a parte il clima – ha perso il confronto con la concorrenza internazionale sempre più agguerrita.