Viareggio & Versilia, la sanità locale ha il fiato grosso

Era costato 216 miliardi delle vecchie lire, il nuovo ospedale unico della Versilia, ispirato e modellato seguendo il progetto del ‘Pompidou’ di Parigi, un’eccellenza a livello mondiale: il ‘Versilia’ venne inaugurato il 13 giugno 2002, lo stesso giorno in cui ai mondiali di Corea-Giappone, l’Italia di Giovanni Trapattoni si giocava la qualificazione agli ottavi di finale nella sfida con il Messico. Taglio del nastro, discorsi, tanti bei discorsi, quel parlarsi addosso, quelle autocelebrazioni che rischiano di essere stucchevoli e stantie, poi buffet a ritmo serrato: la partita chiamava… ‘Questo ospedale è un gioiello’ disse l’ex ministro della Sanità, Elio Guzzanti, che aveva progettato la parte medica di quel monoblocco baricentrico per i sette Comuni dell’Asl 2 Viareggio: con l’inaugurazione dell’ospedale unico, la sanità locale cambiava rotta dopo gli anni del campanilismo esasperato, con quattro presidi (il ‘Campana’ a Seravezza, il ‘Lucchesi’ a Pietrasanta, il ‘San Vincenzo’ a Camaiore e il ‘Tabarracci’ a Viareggio, senza dimenticare il polo privato del ‘San Camillo’ a Forte dei Marmi) che spesso si facevano concorrenza per la presenza di reparti fotocopia.

Ma l’ottimismo che aveva accompagnato la progettazione e i primi anni di attività sanitaria nel nuovo presidio, con il passare del tempo e con i tagli per i trasferimenti nel capitolo sanità da Roma, direzione Firenze e a sua volta su tutte le Asl della Toscana, ha finito per disegnare un’altra realtà che quindici anni dopo si materializza nella paura che l’ospedale unico della Versilia non solo stia perdendo appeal nonostante la presenza di primari da copertina, ma soprattutto servizi. C’è chi parla di ‘erosione continua’ dell’offerta sanitaria: non solo solo i politici del centrodestra ad alimentare questa interpretazione. Ci sono anche i numeri, oltre che i fatti. Se al momento della sua inaugurazione, l’ospedale versiliese poteva contare su 612 posti, oggi la ‘capacità’ di accoglienza si è sensibilmente ridotto (siamo nell’ordine dei 380-400 stando ad una stima accreditata dai sindacati). E se nel 2002, si pensava che l’ospedale unico avrebbe potuto aumentare il numero e la qualità dei servizi interni e anche sul territorio, tre lustri dopo anche per effetto della riorganizzazione della sanità su Area Vasta, il ‘Versilia’ ha perso qualcosa dovendo fare sistema con gli ospedali vicini nell’ottica del risparmio e di quella spending review che la gente comune fa fatica a digerire quando c’è di mezzo la qualità della salute pubblica. Senza dimenticare le cronicità che da un anno all’altro – ma che si moltiplicano soprattutto nel periodo estivo quando i sette Comuni moltiplicano per tre la loro popolazione, da 165mila e mezzo milione di abitanti – emergono quasi sempre al pronto soccorso oppure nelle lunghe e snervanti liste di attesa per visite programmate che rischiano di scoppiare o di produrre a getto continuo polemiche di grande effetto mediatico. Un esempio? Un anno e un mese per un ecodoppler nel servizio sanitario nazionale. E nel privato a pagamento? Due giorni, al massimo tre. ‘Non è questa la sanità che vogliamo’: non è una frase isolata ma il refrain che con il passa-parola sta diventando un mantra dell’insoddisfazione che serpeggia a Viareggio e nel resto della Versilia. A inizio estate è nato il Comitato sanità pubblica Versilia contro lo smantellamento dell’ospedale unico e dei servizi territoriali: tanta volontà, gente pronta a salire idealmente sulle barricate, politici in servizio permanente a cavalcare le proteste, sindaci che sentendo l’aria che tira non mancano di punzecchiare la direzione chiendo ‘chiarezza e risposte concrete e non fumose’. Firenze non fa orecchi da mercante. Dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma l’ospedale Versilia dà l’impressione di avere perso lo smalto, trasmettendo una serena rassegnazione come se non avesse più la forza e le risorse per risollevarsi. Eppure ci sono fior di professionalità in tutti i reparti, personale che nei momenti del bisogno sa sempre tirare fuori il meglio di sé nonostante anche il numero degli addetti sia stato limito negli ultimi anni anche qui per effetto di prepensionamenti.

In tutto questo panorama sanitario più agro che dolce, si è anche abbattuta la scure di una scelta politica che rischia di produrre ripercussioni in campo sociale, soprattutto per l’assistenza agli anziani: i comuni di Viareggio e Pietrasanta, la strana alleanza Del Ghingaro-Mallegni (prima che quest’ultimo si dimettesse per puntare decisamente a Roma in vista delle prossime elezioni politiche), hanno infatti deciso di uscite dalla Società della Salute che ora rischia di andare alla deriva. Vedremo se riuscirà a trovare un timoniere in grado di non farla ribaltare ma soprattutto capace di ritrovare la bussola.