Voli low-cost, un aperitivo che potrebbe rimanere indigesto

“In Europa al prezzo di un aperitivo”. Francamente, non mi ricordo dove ho letto questo titolo. ma l’ho letto. Un titolo ad effetto che si riferisce ad una compagnia aerea che da primavera offrirà da Pisa biglietti promozionali a partire da 9 euro per raggiungere una qualche località di interesse turistico. Ora, sicuramente l’occasione è allettante e qualche fortunato passeggero ne approfitterà, ma lo spunto è buono per riaprire il discorso sul mondo del low-cost, una “stanza” sempre più affollata dove si rischia però di rimanere davvero con poca aria, quasi certamente insufficiente per tutti.

Si dirà “è il mercato, bellezza!”, “la gente vuole viaggiare risparmiando sull’aereo e spendendo i soldi avanzati magari in un buon ristorante” ed anche “chi se ne frega di un sedile più comodo ed una bustina di micragnosi salatini?”.

Purtroppo però il problema è molto più complesso e non si limita al caso Ryanair, il fin troppo famoso vettore irlandese che da qui a marzo lascerà a terra ben 400mila passeggeri per la decisione di annullare migliaia di voli. Sì, perché nel giro di pochi giorni, abbiamo assistito ad almeno due crolli celebri, ma soprattutto totali: quello della britannica Monarch Airlines, con oltre 110mila persone che riusciranno a tornare a casa solo se acquisteranno un altro biglietto, e della tedesca Airberlin, altro vettore in bancarotta che fermerà tutti i voli a partire dal prossimo 28 ottobre.

Michael O’Leary e la sua Ryanair (quasi due milioni di passeggeri solo su Pisa) per il momento invece se la sono cavata: mettendo da parte la sua abituale sicurezza e i toni talvolta un po’ troppo arroganti, in una missiva ai piloti ha lanciato l’invito a non mollare l’azienda impegnandosi a studiare un riallineamento degli stipendi a quelli di altre compagnie low cost, con aumenti salariali fino a 10mila euro l’anno ed una maggiore tutela in alcune clausole contrattuali riguardanti tutto il personale di volo, sia in materia di congedi per maternità o malattia. Insomma, prima l’esordio ormai molti anni fa all’attacco del mercato, poi la pretesa di non rispettare le regole sui contratti dei dipendenti e i rimborsi ai clienti in caso di disservizi, infine la resa al mercato stesso. Decisioni che, non è difficile immaginarlo, porteranno inevitabilmente anche all’aumento delle tariffe finali, magari tassando anche il portafoglio che si tiene in tasca.

Ma, come si diceva, la stanza si affolla sempre di più e in campo arriva anche la Norwegian Air che offre per questo autunno voli dall’Italia per Los Angeles ben al di sotto dei 200 euro e per New York perfino a 130, cioè se non al prezzo di un aperitivo magari a quello di una cena per due in un buon ristorante. In questo quadro, la cosa che mi impressiona di più è comunque il silenzio delle società di gestione degli aeroporti, sempre pronte ad annunciare nuove rotte a prezzi da saldo, ma poco propense a sottolineare i problemi del low-cost, un mondo che forse non è finito, ma che non sarà più così tanto “low”.

Teniamolo ben presente se non vogliamo che quell’aperitivo in Europa finisca davvero con il rimanere indigesto.