Volto Santo e Puccini, occasioni che Lucca non può perdere

Due notizie di straordinaria importanza sono arrivate in questi giorni per il rilancio a Lucca del turismo di qualità, sostenibile, preparandosi per quando la pandemia sarà definitivamente sconfitta. Una riguarda i quasi tre milioni per i diritti sulle opere di Giacomo Puccini, dal 2015 a oggi che, con sentenza del Tribunale, la Casa Ricordi dovrà versare alla Fondazione Puccini di Lucca. L’altra è la conferma da parte degli studiosi che il Crocifisso ligneo del Volto Santo custodito nel duomo di San Martino è il più antico dell’Occidente, visto che si fa risalire all’VIII secolo. Bene, se si sapranno predisporre progetti e cure mirate, Puccini e Volto Santo  potranno garantire il costante e duraturo afflusso del turismo culturale e religioso che la città può sopportare e di cui ha un grande bisogno. 

  PUCCINI E MUSICA – Alla Fondazione Puccini tra l’altro arriveranno altre quote  relative ai diritti fino alla caduta delle opere in pubblico dominio. Si tratta di altre somme importanti che saranno versate fino al 2040, anche per i diritti delle opere Suor Angelica e Gianni Schicchi. Sembra dunque essere rimoso uno degli ostacoli, la carenza di risorse, che frenava le iniziative per avviare un progetto che punti sul grande compositore come emblema di Lucca, città della musica a tutto tondo. Da anni si parla dei limiti posti dalla carenza di ampi teatri e strutture adatti ad accogliere le grandi opere del Maestro, dell’insufficienza di fondi per recuperare, ristrutturare e inserire in un percorso di visite guidate per piccoli gruppi i tanti luoghi e le tante dimore che, a Lucca e in Lucchesia, hanno visto vivere, comporre e suonare il maestro. Li indica Dieter Schickling nella documentatissima pubblicazione edita dalla Pacini Fazzi: oltre alla casa natale di Lucca e alle più famose dimore di Viareggio, Torre del Lago, Chiatri e Celle, anche le ville che ospitarono il compositore in cerca di quiete a Monsagrati, nel Capannorese, a Cutigliano e all’Abetone. Senza dimenticare i tanti alberghi dove scrisse parti di opere a Bagni di Lucca,  dove era di casa anche ai tempi in cui suonava il piano per raccattare qualche soldo. Fa bene a ricordarlo il presidente della Provincia, Luca Menesini: Puccini abbraccia tutto il territorio della Lucchesia, dalla città, alla Piana, alla montagna e al mare.  Ora che i fondi ci sono, e sono rilevanti, occorrono idee vincenti e soprattutto metterle in pratica. Con i limiti oggettivi avuti finora, passi in avanti negli ultimi anni la Fondazione li ha fatti, ma oggi c’è la possibilità del grande salto. Anche per rendere possibile che la città che ha dato i natali nei secoli a grandi della musica come Boccherini, Puccini, Catalani, Geminiani venga finalmente riconosciuta come “Città della Musica” dall’Unesco che pretende però che la città abbia un sistema basato non soltanto sulla presenza di grandi musicisti, ma anche su spazi teatrali, auditorium, scuole, musei, itinerari, politiche di accoglienza, iniziative e manifestazioni permanenti e di qualità.

 Alcuni di questi requisiti, almeno in parte, Lucca li ha; altri mancano del tutto. E soprattutto non seguono fatti alle dichiarazioni di quanti reiteratamente ripetono il mantra della Fondazione unica per Puccini; della statizzazione dell’Istituto Boccherini che non può reggersi solo sui fondi del Comune; della necessaria realizzazione di nuovi teatri, auditorium e spazi per la musica. Parole, ma nemmeno una riunione di tutti i soggetti e gli enti interessati per cominciare a gettare le basi del progetto di “Lucca città della musica”, coinvolgendo le tante associazioni musicali che peraltro stentano anch’esse a fare fronte compatto. Riconoscimento mancato a parte,  preoccupante sarebbe se si continuasse a non fare alcunché per costruire davvero un sistema che metta insieme i tanti requisiti e le tante risorse di cui la città dispone per essere comunque un’eccellenza anche in campo musicale. Nel momento in cui si definiscono le scelte urbanistiche è logico attendersi che anche le esigenze della musica e degli spettacoli in genere trovino adeguata considerazione e le risposte attese.

 VOLTO SANTO E TURISMO RELIGIOSO – Sfruttata, divulgata e promossa a dovere, la conferma del primato del Volto Santo lucchese dovrebbe essere il traino per organizzare proposte e programmi che attirino fedeli e appassionati da tutto il mondo. Al Volto Santo si arriva nella storia attraverso la via Francigena, nel tratto lucchese oggi non sempre indicata e valorizzata, ma ora da rilanciare dando attuazione concreta ai tanti progetti più volte annunciati. Caduta l’ipotesi di realizzare il Museo di Arte Sacra nell’ex Real Collegio (destinazione per la quale erano pure arrivati  i fondi del Fio a metà anni Ottanta) per valorizzare l’enorme patrimonio artistico-culturale della Curia e per tutelare tante importanti opere d’arte depredate in continuazione nelle tantissime chiese e pievi non più custodite sul territorio, oltre a mostrare il Volto Santo e a proporre il Museo dell’Opera del Duomo e il sarcofago di Ilaria del Carretto, anche la Curia  potrebbe collaborare per organizzare itinerari guidati ai tanti tesori ancora custoditi e visibili nei suoi tempi. Più in generale si potrebbe arrivare a quel “biglietto unico” per la rete museale (civica, governativa, ecclesiastica e anche privata) di cui si parla da una ventina di anni, ma che sembra solo a Lucca non si riesca a mettere a disposizione dei visitatori. Visti i tempi della burocrazia e delle diverse amministrazioni, potrebbero essere operatori del turismo e del commercio a dare una mano per predisporre pacchetti che, al turista, oltre alle tipiche bellezze di Lucca, del territorio delle Sei Miglia e di tutta la provincia, offrano la possibilità di vedere e conoscere i luoghi di Puccini, di ascoltare le sue opere, di visitare Volto Santo, Ilaria del Carretto e i tanti tesori della Curia in tante pievi e chiese e negli “ospitali” ancora esistenti lungo la via Francigena. E di fare escursioni nei parchi e nelle splendide ville sulle colline, oltre che al giardino botanico e  nei parchi del Serchio e del Nottolini.

 Non è un sogno, ma un grande impegno che la città può e deve assumersi facendo ricorso a competenze e capacità che non mancano. Per beneficiare dell’incredibile risorsa che la Chiesa lucchese offre è però necessario che tutti usciamo dalla cultura e dalla logica della “parrocchietta” che troppo spesso nei decenni ha frenato i grandi progetti che Lucca poteva e può mettere in campo.